| piazzaGrande |
DAZEBAO del 16.03.2005 |
| Lettera aperta di Legambiente sul PRG | |
Piazza Armerina, 16 marzo 2005
Al Presidente
del Consiglio Comunale
Ai Consiglieri Comunali
Al Sindaco
Agli Assessori Comunali
SEDE
"UNA PRIMAVERA DELL'URBANISTICA A PIAZZA ARMERINA"
Apprendiamo con ottimismo la
notizia che finalmente il PRG approderà in Consiglio Comunale
nella seduta prevista per il 4 aprile prossimo, fiduciosi di poter
assistere e partecipare insieme alla cittadinanza all'avvio e
alla conclusione celere dell'iter per la sua adozione.
Riteniamo comunque che la vicenda urbanistica della nostra città
debba porre forti elementi di riflessione nei confronti di ciò
che è stato, e tuttora è, il modo di interpretare
e gestire il territorio, il cui corretto governo è sempre
stato uno degli impegni più forti di Legambiente nei confronti
di chi ha il compito e il dovere di amministrarlo.
Il Piano Regolatore Generale costituisce un imprescindibile strumento
base per tutte le attività che si intendono intraprendere
in ogni contesto politico-amministrativo comunale, per lo sviluppo
economico e socioculturale delle Comunità locali, oltre
che un indispensabile mezzo di tutela ambientale
Non vi è dubbio che uno dei compiti più importanti
di una comunità consiste proprio nel darsi delle regole
per un corretto assetto del territorio, regole che devono promuovere
occasioni e politiche per uno sviluppo sostenibile. Cosa che purtroppo
molto spesso è mancata nella nostra città.
Infatti dalla data di scadenza dei vincoli del PRG, dieci anni
orsono, Piazza Armerina si è sviluppata in uno stato di
disordine urbanistico causato da un errato modo di pensare secondo
il quale tutto si può realizzare, evidenziando la quasi
rinuncia al ruolo di gestione del territorio che per diritto/dovere
appartiene alla politica di governo della città.
Ci sono voluti ben otto anni perché venisse presentata
la rielaborazione del PRG, otto anni di silenzio e di varianti
urbanistiche. Infatti in questi otto anni l'amministrazione cittadina
ha esitato decine di varianti dettate principalmente, a nostro
parere, dal principio dell' "urbanistica di emergenza"
che ha prodotto il proliferare di costruzioni che poco hanno
a che vedere con la vocazione tipica del nostro territorio e che,
irrazionalmente, vanno ad incidere sulle volumetrie e sulle linee
progettuali previste dal nuovo PRG.
Si tratta di un principio di emergenza la cui molla, il più
delle volte, è legata alla possibilità di accedere
ad un finanziamento comunitario per la realizzazione di attività
produttive, spesso legate all'improvvisazione e alla genialità
del progettista, attività spesso incuranti di effettive
linee sostenibili di sviluppo e di tutela del territorio.
Ne consegue che la probabile "perdita di un ipotetico
finanziamento" spesse volte è diventata la regola
di emergenza per pianificare il territorio e per rispondere anche
alla logica della chimera dei posti di lavoro, favorendo le logiche
delle lobbies del cemento che in molte occasioni opprimono le
risorse ambientali uniche e vere ricchezze del nostro territorio.
E che dire delle politiche "residenziali"? Migliaia
sono i vani abitativi oggi inutilizzati e altrettanti quelli nuovi
che ogni anno si aggiungono al patrimonio edilizio. Non sarebbe
stato più logico mettere in atto delle politiche di recupero
dell'esistente?
Piazza Armerina possiede uno dei centri storici più belli
in Sicilia. Un centro storico silenzioso e deserto. Quasi 7000
abitanti negli ultimi anni hanno preferito andare a vivere in
una "casa moderna".
Non gli si può dare torto, considerata l'assenza di adeguate
politiche di recupero.
Sicuramente non si può dire che le amministrazioni della
nostra città abbiano intrapreso adeguate politiche a sostegno
del centro storico, ed oggi i risultati sono tangibili.
Per anni si è parlato del nuovo PRG come di una chimera,
come di quel programma capace di attuare l'inversione di tendenza
ed aprire le porte al recupero del centro storico. Ma per anni
si è sempre andati in direzione totalmente opposta.
Gli appelli di Legambiente e di altre associazioni sembrano essersi
persi nel silenzio del centro storico. E, nel frattempo, la variante
urbanistica è diventata la regola non scritta che ha condotto
allo stato di disordine urbanistico. Pertanto, se si vuole avviare
una reale inversione di tendenza, riteniamo che gli organi di
governo
debbano esercitare il potere di gestione e di controllo del territorio
e delle sue risorse interpretando i bisogni e le esigenze della
comunità.
Legambiente quindi, non discostandosi da quello che è stato
il proprio impegno, negli anni, per una lettura sostenibile del
territorio, invita tutte le forze politiche e sociali a promuovere
quelle azioni necessarie per la corretta interpretazione e gestione
del territorio, auspicando che nelle more della tanto attesa adozione
del PRG non vengano più esitate varianti che, a prescindere
dalla loro bontà, potrebbero probabilmente far "saltare"
il dimensionamento del piano, invalidando quindi il lavoro e lo
sforzo della comunità che lo ha adottato.
Sarebbe auspicabile che il Consiglio Comunale emani un apposito
atto d'indirizzo, preliminare all'avvio dell'iter di adozione
del PRG, che esprima la volontà di non esaminare più
varianti urbanistiche che prevedano usi diversi dal PRG da adottare
e che sia di stimolo al consiglio stesso per accelerare i tempi
dell' adozione.
Riteniamo
che dotando la città di un piano urbanistico che ne regolamenti
lo sviluppo e ne pianifichi le attività, sarà possibile
la crescita di un terziario compatibile con le risorse culturali
e ambientali che costituiscono una indiscussa fonte di ricchezza
del nostro territorio; un piano che non lo aggredisca ma lo valorizzi
nelle sue componenti essenziali, quali il paesaggio e i beni culturali,
elementi ambedue che possono essere visti come risorse principali
di una economia moderna e di qualità e non legata alla
più facile ma arcaica soluzione della cementificazione
dei luoghi.
IL CONSIGLIO
DIRETTIVO
CIRCOLO PIAZZAMBIENTE ONLUS
www.piazzambiente.it, e.mail: piazzambiente@tiscali.it