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04.10.2004 |
| Dibattito
sulla Villa del Casale: l'intervento di Mauro Costa [2] |
Sintesi della situazione
Dopo mesi di schermaglie pare che l'idea della Cupola sia stata
accantonata e, con questo, risolti tutti i problemi.
L'On. Sgarbi ha esercitato il proprio ruolo solo da qualcuno messo
in dubbio (con le ormai famose Tuminate), l'Arch. Trizzino troverà
il proprio nel coordinamento dei lavori (la Sicilia 01.10.04),
il temuto pericolo della cupola è stato scongiurato, con
conseguente meritata soddisfazione di quella massa di tecnici,
professori universitari (tra cui, aggiungo io, un nostro
insolente concittadino), di pseudo-artisti di architettura,
etc., che in questi mesi hanno dato prova della loro insistenza
nel parlare, come segno di vitalità, su un problema che
non investe solo Piazza Armerina, ma tutto il mondo, essendo la
stessa Villa romana dichiarata dall'Unesco un "Bene dell'Umanità"
(lucida considerazione di un cronista locale su La Sicilia
del 01.10.04).
Forse non è il caso di mettere l'accento sull'aspetto teatrale
della vicenda; anche se non va taciuto che il colpo di scena c'è
stato ed anche clamoroso.
Per tutti, infatti, le informazioni apprese attraverso gli organi
di informazione (e lo sforzo di comunicazione non è stato
trascurabile) erano che:
1. gli unici tecnici che si stavano occupando di elaborare un'idea
progettuale alternativa a quella del Centro Regionale del Restauro
fossero Bellini e Trizzino
2. l'unica ipotesi alternativa fosse quella della cupola (con
due varianti)
3. che l'adozione di tale ipotesi d'intervento fosse quasi scontata
per tutti (vertici nazionali compresi).
E, invece, il colpo di scena: i cattedratici che firmano l'appello
sono zittiti, dal cilindro escono altri progetti ed altri progettisti,
Trizzino firma l'appello contro la cupola e Sgarbi non ha mai
preso partito per questa o quella soluzione progettuale.
Messe le cose a posto si può cominciare a lavorare!! E
la stessa problematica della convenzione pare di più facile
soluzione.
Ma quello delle caratteristiche dell'intervento è solo
uno dei problemi, e forse il meno importante.
Sono ancora irrisolti alcuni nodi che sarebbe prudente tentare
di risolvere; come sarebbe saggio non insistere a voler tenere
separati la problematica del ruolo dell'Alto Commissariato nel
coordinamento degli interventi con quella della convenzione per
il funzionamento di tale organismo e per l'utilizzo di una parte
del 30% degli incassi della Villa di competenza del Comune di
Piazza Armerina.
Il ruolo dell'Alto Commissariato
nel coordinamento degli interventi ed i rischi ancora attuali
Le risorse che si utilizzeranno per i due interventi (quello della
regione con oltre 18 milioni di euro e quello della provincia
con oltre 6) sono di fonte comunitaria.
Il loro uso è condizionato al rispetto di regole ferree:
la normativa interna e comunitaria sui lavori pubblici e quella
comunitaria sulla ammissibilità delle spese al cofinanziamento
comunitario.
Il mancato rispetto di tali norme preclude la partecipazione finanziaria
della UE alle spese.
Per i funzionari regionale responsabili dell'utilizzo delle risorse
comunitarie, quindi, il problema non è solo quello di utilizzare
le risorse entro il periodo di programmazione (2006 con slittamento
al 2008), ma soprattutto di garantire l'integrale rispetto di
questi vincoli normativi.
Nell'eventualità che i vincoli normativi non venissero
rispettati, e questo dovesse innescare (o solo lasciar temere
il rischio che si inneschino) controversie e vertenze dagli esiti
incerti e dai tempi incompatibili con quelli della programmazione
(2006 con slittamento al 2008), i responsabili regionali dell'utilizzo
delle risorse comunitarie hanno tutto il diritto (ed il dovere)
di stornare le risorse destinate alla Villa Romana ad altri utilizzi.
Quanto sia concreto tale rischio è possibile valutarlo
se di pensa ai seguenti due aspetti:
1. l'intervento da 18 milioni di euro è stato finanziato
dalla Regione solo nel dicembre 2003, mentre non era stato previsto
nel decreto generale contenente il programma degli "Interventi
a titolarità regionale", (n. 6726 del 12.09.2001)
in cui venivano individuati gli interventi da finanziare nel periodo
2000-2006. Tale mancata inclusione era motivata essenzialmente
dal fatto che tra l'8 maggio 2001 ed il settembre dello stesso
anno non si riuscì a soddisfare ad una delle priorità
poste dall'assessorato regionale, che era quella di "disporre
di progetto di massima o esecutivo, o almeno preliminare là
dove si trattasse di opere strategiche". Questo dovrebbe
dirla lunga sulla necessità di intraprendere percorsi che
diano certezza di poter fare cose utili ma di farlo entro tempi
brevi e certi;
2. il già citato decreto n. 6726 del 12.09.2001 non si
limitava a prevedere un elenco di interventi finanziati; questo
contiene anche la previsione di un secondo elenco di interventi
da finanziare con le risorse provenienti dalla premialità
o da altre eventuali risorse disponibili (risorse eventuali quali
ad esempio le economie, ossia il non speso da altri).
Questo vuol dire che qualora, per il funzionario regionale
responsabile, dovesse divenire eccessivamente complicato o rischioso
continuare a destinare gli attuali 25 milioni di euro sulla Villa
del Casale, non solo sarebbe inattaccabile la decisione di stornare
le risorse su altri interventi (magari uno dei tanti già
dotati di progetto di massima o esecutivo) ma la scelta non sarebbe
neanche più di tanto difficile data la quantità
degli interventi che a livello regionale aspettano una risposta.
Ma quanto è concreto questo rischio?
Come detto la possibilità di utilizzare i 25 milioni di
euro disponibili è legata al rispetto dei tempi di programmazione
(2006 con slittamento al 2008) ed al rigoroso rispetto di tutta
la normativa sui lavori pubblici e di quella sulla ammissibilità
delle spese al cofinanziamento comunitario.
Le vicende legate alla costituzione ed al ruolo dell'Alto Commissariato,
nella misura in cui l'attività di quest'ultimo è
legata alla gestione dei due interventi finanziati con le risorse
del POR regionale (oltre 18 milioni di euro quello sulla Villa
realizzato direttamente dalla regione, ed oltre 6 milioni di euro
quello realizzato dalla Provincia), dovranno assolutamente essere
rispettose delle prescrizioni normative sui lavori pubblici e
sulla ammissibilità delle spese.
In altre parole se l'Alto Commissariato (o anche un singolo esperto)
andrà ad avere un qualsiasi ruolo nella realizzazione dei
due interventi, sarà essenziale che tale attività
sia conforme alla normativa (regionale e comunitaria) sui lavori
pubblici ed a quella comunitaria sulla ammissibilità delle
spese; se ciò non sarà garantito il rischio è
il mancato finanziamento o l'avvio di un contenzioso che rende
impossibile spendere le somme entro i termini previsti.
Le perplessità sulla compatibilità dell'Alto Commissariato
con il citato sistema di regole sono essenzialmente sui temi:
1) della copertura finanziaria attualmente prevista dalla convenzione
sottoscritta (la seconda).
2) delle funzioni svolte
3) delle procedure e le modalità operative fino ad ora
adottate
La convenzione prevede che circa il 9,5% delle risorse destinate
ai due interventi sulla Villa (i 25 milioni di euro) siano destinati
al finanziamento dell'Alto Commissariato, prelevandole dalle somme
a disposizione.
Tale ipotesi è palesemente impraticabile.
In primo luogo perché con le somme a disposizione è
possibile sostenere le tipologie di spesa espressamente previste
dalla normativa sui lavori pubblici, ed a queste ipotesi non sarebbe
possibile ricondurre il citato 9,5% (contrasto con la normativa
sui LL PP); in secondo luogo è difficile ricondurre tali
somme alle opere pubbliche oggetto di finanziamento (contrasto
con la normativa sull'ammissibilità delle spese); con riguardo
a tale secondo aspetto, infatti, occorrerebbe che si definisse
in modo puntuale per quale attività o servizio viene spesa
la somma e dimostrare che questi siano necessari alla realizzazione
delle opere pubbliche.
Ma anche qualora si riuscisse con successo in questo esercizio
si dovrebbe dimostrare che le attività ed i servizi sono
stati acquistati nel rispetto delle regole imposte all'azione
della pubblica amministrazione per i casi in cui si realizzano
opere pubbliche.
Nel caso in discussione verrebbero ad essere spese somme destinate
a lavori pubblici per finanziare una struttura creata per convenzione
con funzioni diverse e non tutte riconducibili alla realizzazione
delle opere pubbliche.
Ma il vero motivo di perplessità è un altro, e cioè
la vera natura dell'Alto Commissariato ed il rispetto delle regole
nell'utilizzo delle risorse del POR.
Per un momento lasciamo da parte il ruolo dell'On. Sgarbi nominato
con decreto assessoriale, salvo riprenderlo più oltre.
La Regione è il beneficiario dei 18 milioni di euro, mentre
la Provincia è il beneficiario dei 6 milioni di euro.
Ciò non è avvenuto per caso: la Regione ha dovuto
concordare un programma di interventi (il POR) con lo Stato Italiano
e con la UE, mentre la Provincia ha dovuto partecipare ad un bando
pubblico regionale che l'ha vista aggiudicarsi le risorse ora
disponibili.
I due beneficiari (regione e provincia) hanno di fronte due alternative:
o realizzano direttamente le opere per cui le risorse sono concesse
o ne affidano a terzi la realizzazione.
In questo secondo caso, però, sono tenuti a non favorire
nessuno ed a seguire scrupolosamente le regole dettate per garantire
concorrenza e libero accesso di tutti i cittadini comunitari alle
opportunità economiche che derivano dagli aiuti comunitari.
La domanda allora è: qualora l'Alto Commissariato dovesse
fornire un contributo per la realizzazione dei due interventi
pubblici le somme spese sarebbero da ricondurre alla prima ipotesi
(ossia intervento diretto fatto dal Beneficiario), o alla seconda
(intervento realizzato da terzi)?
Pare di poter sostenere che né l'Alto Commissariato (nato
per convenzione) né l'On. Sgarbi (incaricato per decreto)
possano essere ricondotti all'organico dell'Amministrazione Regionale.
È vero che per convenzione è possibile creare nuove
entità che svolgono funzioni proprie della pubblica amministrazione,
ma si tratta solo di una soluzione organizzativa grazie alla quale
le risorse proprie delle amministrazioni convenzionate vengono
destinate alle attività di un ufficio unico comune.
Nel nostro caso è invece certo che l'On. Sgarbi non appartiene
all'Amministrazione Regionale (non lo ha certo reso organico alla
Regione il decreto assessoraiale del luglio 2004), mentre nulla
si dice sulla quantità e provenienza delle risorse umane
che saranno destinate all'ufficio dell'Alto Commissariato
(contenuto minimo che una convenzione per un ufficio unico comune
dovrebbe avere).
Anzi tutto lascerebbe presumere che l'Alto Commissario abbia piena
autonomia nella scelta dei propri collaboratori anche al di fuori
delle amministrazioni pubbliche sottoscrittrici dell'accordo.
Il problema, allora, diventa irrisolvibile:
Se l'On. Sgarbi non appartiene all'amministrazione regionale il
decreto assessoriale che gli conferisce l'incarico, e che lo vedrebbe
impegnato nella realizzazione di opere pubbliche, in realtà
sarebbe illegittimo.
Quante persone e professionalità di prestigio, a livello
mondiale, potrebbero lagnarsi per non aver potuto competere con
l'On. Sgarbi nell'assegnazione di questo prestigioso e, si spera
adeguatamente remunerato, incarico.
Ed anche a voler ammettere che il decreto lo abbia inserito nell'organico,
quanti si lagnerebbero di non aver potuto partecipare ad un regolare
bando pubblico (come si fa in qualsiasi amministrazione pubblica).
Quali ragioni potrebbero giustificare il mancato rispetto di ogni
pur elementare regola di trasparenza, pubblicità e buona
amministrazione.
Ma poi, è possibile che le funzioni esercitate da chi le
ha avute attribuite per decreto assessoriale, possano prevalere
su quelle di chi le ha avute attribuite per legge?
Ed ancora, con la separazione tra funzioni politiche e funzioni
amministrative, con il decreto assessoriale quali funzioni sono
state trasferite.
Infine, chi è investito di funzioni amministrative regolate
da leggi è liberato dai propri doveri da eventuali decisioni
di chi trova la propria legittimazione in un decreto.
Non credo convenga, a questo punto, disquisire sui possibili effetti
catastrofici di un di tale vizio di fondo e sulle ricadute che
questo avrebbe sulla validità degli atti che dovessero
derivare dall'azione dell'Alto Commissario; non và, però,
taciuto il fatto che a sollevare una simile eccezione in qualsiasi
tribunale d'Italia potrebbero essere i migliaia di tecnici iscritti
agli albi professionali della UE (o comunque abilitati), tutti
gli storici ed esperti d'arte, ecc.
Tale ragionamento, vale ancor di più per i collaboratori
dell'Alto Commissario; salvo che nell'ipotesi in cui questi si
dovesse servire di risorse umane facenti parte degli organici
della Regione, della Provincia di Enna o del Comune di Piazza
Armerina, ogni altra collaborazione sarebbe procurata in modo
illegittimo (penso all'attività dell'arch. Trizzino, al
lavoro fatto dai prof.ri Bellini e Canali ed a quello che potrebbero
fare i famosi restauratori chiamati a prestare le proprie mansioni
in virtù del solo rapporto di stima e fiducia che li lega
all'Alto Commissario).
In conclusione non si tratta
di buttare tutto in politica.
L'uso ricorrente, da qualunque parte sia fatto, di termini quali:
"tormentone estivo", "assurde e inutili polemiche",
"terrorismo politico" ecc. rende tutto più difficile
e rischioso.
Ciò non aiuterà nessuno, né potrà
essere una soluzione quella di tenere la testa sotto la sabbia.
Non si tratta di fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di spendere
some che altrimenti si perderebbero.
C'è tempo sufficiente (fino al 31.12.2008) per gli interventi
e per farli bene; a condizione che non si commettano errori che
finiscono per arrestare il processo e indurre il responsabile
regione a dirottare le risorse su lidi più sicuri e tranquilli.
E si badi bene che il responsabile regionale per la gestione dei
fondi POR non è l'assessore regionale ma un dirigente non
gerarchicamente subordinato al primo, con precise responsabilità
contabili impostegli da leggi.
Da ultimo restano ancora attuali
gli interrogativi di sempre:
- cosa non andava nell'intervento progettato dal Centro per il
Restauro Regionale?
- per ottenere quale beneficio si è imposto una battuta
d'arresto alle attività di progettazione che dura da luglio
di quest'anno?
- quando si prevede di avviare i lavori?
- con quali risorse si prevede di remunerare il lavoro dell'Alto
Commissariato, data la impossibilità di utilizzare le risorse
del POR (le due opere pubbliche da 25 milioni di euro)
Convenzione
Gli argomenti esposti fino ad ora, e soprattutto l'ultimo quesito,
ci conducono al tema della convenzione.
Questa prevede che la Provincia di Enna e la Regione destinino
all'Alto Commissariato il 9,5% del progetti da loro realizzati
e il comune di Piazza Armerina destinino una parte del 30% degli
incassi della Villa.
Ma i problemi sono due:
1. si sono messe assieme risorse che debbono avere destinazione
diversa (realizzazione opere pubbliche, le risorse della Provincia
e della Regione, fornitura di beni e servizi il Comune di P. A.),
e le si è destinate ad una struttura che ha funzioni generiche
e non vincolate alle risorse
2. se, come detto, non sarà possibile destinare all'Alto
Commissariato le risorse del POR (9,5% delle opere pubbliche)
le uniche dotazioni finanziarie saranno quelle fornite dal Comune
di Piazza Armerina? Se la risposta è affermativa, tali
risorse saranno utilizzate per il previsto coordinamento degli
interventi sulla Villa (le opere pubbliche finanziate dal POR)?
Ecco perché i due problemi
sono legati: se il primo non trova soluzione, l'attuale convenzione
diventa improponibile.
Ma come detto, non solo le risorse del POR sono inutilizzabili
per il finanziamento della struttura commissariale, ma è
impossibile coinvolgere questa nella realizzazione delle previste
opere pubbliche.
A questo punto la convenzione andrebbe riviste in parecchie sue
parti:
1. quella finanziaria, prevedendo una partecipazione della Provincia
e della Regione con risorse diverse da quelle di provenienza POR
(fondi propri);
2. quella delle finalità, escludendo qualsiasi competenza
nella realizzazione delle opere pubbliche sulla Villa ma ciò
potrebbe essere l'unica soluzione che consenta di far salve le
significative volontà politiche contenute nella convenzione.
È sicuramente importante che comune di Piazza Armerina,
Provincia di Enna e Regione abbiano voluto esprimere la volontà
politica di collaborare e cooperare nella gestione dell'importante
sito; ed il fatto che tale volontà politica non sia stata
adeguatamente supportata da corrette soluzioni tecniche nulla
toglie all'importanza del gesto.
Un auspicio
Mai come ora la città di Piazza Armerina potrà contare
su una quantità importante di opportunità di crescita
e di sviluppo.
Provo ad elencarne solo alcune:
- la presenza di un sindaco con un forte legame con il territorio,
capace di comunicare e di coinvolgere anche le energie migliori
- l'imminente avvio di due interventi sulla prestigiosa Villa
Romana per un totale di 25 milioni di euro
- la realizzazione della zona artigianale
- l'approvazione del piano regolatore e la soluzione dell'annoso
problema del cimitero
- l'avvio di importanti interventi di riqualificazione del centro
storico
- la possibilità di utilizzare il 30% degli incassi della
Villa Romana per l'erogazione di beni e servizi
- l'impegno di un'intera Provincia sui temi del turismo e dei
beni culturali (es. per la prima volta un assessorato ai Beni
Archeologici, peraltro affidato ad un concittadino; la
realizzazione di un PIT che destina il 50% delle risorse spese
per opere pubbliche ad un intervento sulla Villa Romana; la recente
convenzione per l'Alto Commissariato e per i servizi che vede
la partecipazione anche della Provincia)
- il recente finanziamento da parte del Ministero dell'Ambiente
di un percorso di Agenda 21 per la promozione di uno sviluppo
sostenibile
In un tale contesto non conviene
coltivare tenzoni, promuovere azioni spericolate dagli esiti incerti,
alimentare logiche di schieramento frontale e, soprattutto, campagne
di delegittimazione delle migliori e leali risorse umane di cui
potrebbe far tesoro il territorio e la stessa amministrazione
in carica.
Sono troppe le messi da raccogliere, e tutte le energie è
bene che vengano concentrate nel cercare di concretizzare i risultati
attesi e ridurre ogni potenziale rischio.
Una forma massima di intelligenza è la capacità
di adattare i comportamenti ai contesti; il coraggio e la temerarietà
tanto utili in certi casi, non è detto che non possano
essere deleteri in altri.
L'auspicio, quindi, è
che:
1. si comprenda la convenienza a percorrere le vie più
sicure e spedite con maggiore garanzia di risultato ed a più
basso rischio
2. si riesca a far quadrato attorno a queste irripetibili opportunità
senza cedere alle tentazioni della contrapposizione
Mauro Costa