25.09.2004

Dibattito sulla Villa del Casale:
l'intervento di Calogero Bellanca su
PresS/Tletter*

La villa del Casale e il restauro preventivo di Cesare Brandi e Franco Minissi. In questi ultimi mesi alcune iniziative sembrano incrociarsi sul destini della famosa villa siciliana. Gli organi di stampa hanno dato la giusta rilevanza al dibattito che talvolta sembra sia stato con toni decisi. Però per correttezza storica e giusto rispetto della memoria bisogna rammentare che negli anni cinquanta la Sicilia è stata all'avanguardia in Europa per la tutela, conservazione e restauro del suo patrimonio culturale attraverso una felice sintesi fra il giovane governo siciliano, la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione, l'Istituto Centrale del Restauro e con il sostegno della Cassa del Mezzogiorno si riuscì a tradurre operativamente l'idea di tre ormai mitici personaggi Cesare Brandi, Luigi Bernabò Brea e Franco Minissi. Lo stato di conservazione dei mosaici era pressochè perfetto; mentre della struttura muraria non restava che una serie di ruderi di altezza variabile. Era arduo procedere ad un qualsiasi tentativo di «ricostruzione» senza cadere in pericolosi arbitri. Il problema era quello di creare una protezione dei pavimenti musivi e l'altro museografico, cioè di creare le condizioni idonee per la loro migliore visibilità. Il progetto intese:
1. riconfigurare gli spazi ambiente relativi ai vari mosaici;
2. consentire la visita dell'intero compleso eliminando il passaggio sui mosaici;
3. isolare i mosaici dalle offese atmosferiche senza togliere ad essi l'illuminazione;
4. sovrapporre alle preesistenze materiali nuovi, contemporanei che esprimessero la loro utilità e assicurassero per contrasto, ma senza disarmonia l'integrità della struttura. Le caratteristiche tecniche rispondevano alla trasparenza, all'assoluta impermeabilità, alla riduzione dei pericoli d'incendi, alla possibilità di essere modellato in qualsiasi forma, all'infrangibilità, alla resistenza ai carichi eccezionali. Le coperture erano state realizzate con doppio spiovente e con soffitto piano all'interno per ottenere una necessaria camera d'aria d'isolamento termico e l'occultamento delle strutture metalliche superiori. Il deflusso delle acque avveniva a mezzo di grandi canali che seguono il loro andamento e scaricano nell'antico sistema.
Per giungere a questa soluzione ci vollero circa quattro anni di ricerche e di studio di progettazione su incarico della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti diretta da Guglielmo De Angelis d'Ossat.
A tal fine sembra opportuno rammentare che Minissi, negli ultimi anni di vita, ripeteva, certo le cose stanno cambiando in Sicilia e non sempre in bene, si sono create alcune soprintendenze provinciali, ma non si fa più la semplice manutenzione; le aree archeologiche sono abbandonate ed il degrado aumenta, vedrai!
Allo stato attuale con tutti questi finanziamenti non sembra illogico pensare che molti ritengono che sia meglio distruggere invece di conservare, restaurare e proteggere, mentre la maggiore conoscenza tecnologica dei materiali, quasi naturalmente imporrebbe che episodi di storia dell'architettura contemporanea apprezzati in tutto il mondo e presi come modelli per una serie infinita di interventi di protezione di aree archeologiche siano conservati con i necessari adeguamenti!

Calogero Bellanca
Università La Sapienza di Roma


*PresS/Tletter è una delle più importanti e diffuse newsletter nel campo dell'architettura in Europa (va a oltre 5000 addetti ai lavori).

Indietro