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25.09.2004 |
| Dibattito
sulla Villa del Casale: l'intervento di Sandro Ranellucci su PresS/Tletter* |
Mi sembra di dover cogliere
l'occasione determinata dal fatto che il fertile Prestinenza Puglisi
abbia tirato la vicenda di Piazza Armerina dentro la sua PresS/Tletter,
per contribuire a tener desta l'attenzione su questo rilevante
tema. Il quale non vorrei avesse esito comune ad altri noti dibattiti
nei quali ci si è radicalizzati in uno scontro epistemologicamente
insufficiente, quale quello tra fautori del moderno e conservatori.
Dicotomia che se ha avuto senso un mezzo secoletto fa, si dimostra
oggi ad ogni occasione storicizzata, inadeguata e insufficiente.
E' moderno il cupolone che inevitabilmente è stato proposto
sulla villa del casale, o è moderna la soluzione che realizzò
Minissi? E' moderno l'uso dell'aspirina o è più
moderno il ricorso all'erboristeria? Moderno è concetto
assoluto o relativo? E' una questione stilistica o di materiali?
E' una fede o un destino ineluttabile? E' una freccia con un solo
verso? O più semplicemente il moderno insieme al suo presunto
opposto costituisce un dualismo, anche in rapporto a Piazza Armerina,
troppo scarno per una fenomenologia del dato culturale che ha
bisogno d'esser compreso con strumenti logici sempre più
articolati; conseguentemente alla diffusione di strumenti in grado
di controllare anche realtà molteplici ed ambigue?
La sistemazione museografica di Minissi a Piazza Armerina è
la traduzione in architettura del pensiero di Cesare Brandi. «La
semantizzazione è in realtà la vita stessa della
coscienza come conoscenza intellettiva, dai suoi primordi più
oscuri.» «il punto di partenza fondamentale per impiantare
un'analisi strutturale di tipo linguistico è di individuare
il discontinuo, i segmenti in cui scomporre un continuum.»
«solo opponendosi un elemento all'altro o ad altri, l'elemento
stesso prende consistenza, si piazza per così dire».
(Struttura e architettura, Einaudi)
Sforziamoci con tutta la modestia possibile di entrare in tale
logica. Sotto il profilo della spazialità interna il progetto
concepito da Minissi con l'approvazione di Brandi ri-configura
la spazialità presumibile della villa romana. Sotto il
profilo tipologico quella soluzione consente di mantenere ai muri
(in senso tipologico) il ruolo di muri, alle falde del tetto il
ruolo di falde del tetto. Sotto il profilo grafico planimetrico
i segni a terra rimangono tali e soli. Sotto il profilo dei nuovi
percorsi di visita essi non determinano "rumore" nella
comunicazione, in quanto assolutamente coincidenti con uno dei
principali termini preesistenti, quale il profilo delle murature.
Sotto il profilo semantico la soluzione non rimanda ad immagini
improprie (copertura di campo di calcio, padiglione da expò
ecc), ma a quella più propria delle coperture provvisorie
sugli scavi. Sotto il profilo del linguaggio le articolazioni
metalliche rimangono nei limiti di quelle delle serre e i montanti
verticali a sezione tonda di modeste tubature idrauliche. Sotto
il profilo del rapporto con i mosaici l'angolazione visiva dei
visitatori non è dissimile da quella originaria. Sotto
il profilo dell'apprezzamento della qualità materica e
realizzativa degli stessi la distanza è ottimale. E poi
ancora volendo sotto altri profili.
In relazione alla finezza degli argomenti brandiani questo mio
tentativo di procedere secondo una logica destrutturante può
risultare rozzo e inadatto. Eppure è concepito nella direzione
del far emergere quanto la copertura di Minissi occorre che vada
conservata, in quanto esempio esemplare di un approccio critico
fondamentale; quanto meno, anche per i meno propensi, nella seconda
metà del secolo scorso, nelle arti, nella filosofia, nel
cinema, nell'architettura.
Esistono casi nei quali va considerato non solo il valore culturale
dell'oggetto originariamente conservato, mantenuto, musealizzato,
come anche in questa circostanza avviene per il mosaico se si
relega la copertura al ruolo di gratuita baracca protettiva (davvero
grave l'esternazione del Soprintendente: «ha poca importanza
la "forma della campana. Anzi, non ce ne frega proprio nulla»).
Il percorso che conduce il pavimento della villa ad assumere l'indiscutibile
ruolo di documento culturale imperdibile non è prerogativa
delle produzioni del passato. E' in realtà lo stesso che
si riconosce nel processo evolutivo dei significati d'una pala
d'altare. Che pure va riconosciuto necessariamente a Guernica
ma anche ai barattoli Campbell.
La copertura di Minissi e Brandi a Piazza Armerina può
essere migliorata nella sua funzione così come certamente
avrebbe dovuto essere meglio mantenuta precedentemente. Ma solo
nello spirito nel quale si può pensare di correggere le
forti formazioni di condensa nelle celle corbusieriane dei monaci
ad Eveux o certe soluzioni scarpiane a Palazzo Abatellis e a Possagno.
Sandro Ranellucci
Università
di Pescara
*PresS/Tletter è una delle più importanti e diffuse newsletter nel campo dell'architettura in Europa (va a oltre 5000 addetti ai lavori).