| piazzaGrande |
15.10.2006 |
| Pistola
puntata su Villa Armerina di Vittorio Sgarbi |
da il Giornale.it del 23.10.2006 - pagg. 1-39 |
"Verrebbe voglia di lasciar
perdere, di abbandonare la Sicilia. Povera Sicilia, nella quale
le forze migliori sono sopraffatte non dalla mafia, ma dalla cattiva
amministrazione, dall'inerzia, dalla burocrazia, e infine, dalla
vana logomachia di cervelli bizantini, perpetuamente insoddisfatti
e desiderosi del fallimento di chi ha conservato entusiasmo e
speranza. Fra i campioni di questo atteggiamento disfattista,
che favorisce l'inerzia delle istituzioni, ci sono oggi architetti
e studiosi tristi e modesti come Giuseppe Guerrera, Sebastiano
Dusa, Luigi Prestinenza Puglisi, Umberto Di Cristina, con il concorso
esterno di un falso restauratore, avvezzo a dar corpo ai suoi
deliri architettonici come Marco Dezzi Bardeschi. Tutti schierati,
con le loro pistole scariche, contro il progetto di recupero della
Villa romana del Casale a Piazza Armerina, proprio oggi che, dopo
anni di inenarrabili traversie, sta per prendere avvio. Fantasiose
interpretazioni architettoniche, strumentali difese della brutta
e logora copertura di ferro e plastica maldestramente derivata
da un progetto dell'architetto Franco Minissi, si oppongono alla
più semplice e pura ridefinizione degli spazi che il nuovo
progetto, dopo anni di incuria, stabilisce per la miglior conservazione
e visione dei mosaici, ritenendo del Minissi l'utile passerella
sopra i muri innalzati al medesimo livello. Ai queruli studiosi
e architetti si aggiunge qualche pettegolo maledetto, infiltrato
anche nel FAI che, nella lunga attesa delle autorizzazioni regionali,
ha negato la mia dedizione e la mia funzione, credo essenziale,
in Sicilia, per non perdere il finanziamento europeo di circa
25 milioni di euro (POR più PIT, due programmi di finanziamento).
Posso serenamente affermare che, senza la mia ostinazione, quel
finanziamento straordinario avrebbe rischiato di non essere attivato
e che sono stati necessari la mia determinazione e decine di visite
e incontri in Sicilia per discutere, indirizzare, elaborare il
progetto che, negli ultimi giorni, è stato definitivamente
legittimato anche dalla Corte dei Conti. Ad ogni passaggio ostacoli,
rallentamenti, tentativi di insabbiamento. E anche ora l'attività
dei nemici del progetto e dei sostenitori del «tanto peggio
tanto meglio» è febbrile e, come sempre, distruttiva.
L'impegno straordinario, anche attraverso il contribuito dei migliori
consulenti, architetti, restauratori, e scienziati dell'Istituto
Regionale del Restauro, ha prodotto un elaborato di copertura
dei mosaici, di grande misura e qualità, riabilitando i
materiali originali, mattoni, legno, rame, intonaco, ed eliminando
ferro, vetro e plastica che opprimevano il monumento. In perfetta
trasparenza tutto l'elaborato, frutto di centinaia di ore di lavoro,
e di una immane impresa di contrattacco alla burocrazia condotto
da me e dal responsabile unico del procedimento (RUP), l'architetto
Rosa Oliva della Soprintendenza di Enna, è consultabile
nelle migliaia di carte depositate nella sede dell'Istituto Regionale
del Restauro presso l'architetto Guido Meli. Molta passione e
nessun vantaggio, se non per il piacere dell'impresa. Io ho lavorato,
gratuitamente, per tre anni, così come tutti i consulenti
legati al rischio della decadenza del finanziamento europeo, fra
i quali l'ottimo Gionata Rizzi, architetto milanese noto anche
per i restauri del Duomo di Parma e della Villa Reale di Monza,
oltre che per gli interventi in molti siti archeologici e in Medio
Oriente e a Pompei, anche per incarico della fondazione Getti.
La Regione non ha fin qui provveduto a pagare né autisti,
né segretarie, né tanto meno me, nominato con decreto,
sulla base di una legge regionale, Alto Commissario, e il cui
compenso, comunque, mai percepito, è stato fissato in 50mila
euro all'anno. Le grandi cifre di cui si favoleggia, e di cui
mi parlava Giulia Maria Crespi del FAI, sono inesistenti, mentre
la mia presenza e il mio impegno in Piazza Armerina sono noti
a tutti e documentati anche nelle cronache dei giornali, fra dibattiti
e discussioni interminabili, insieme a mille inutili polemiche
e contestazioni poste nelle commissioni regionali di controllo
da un pessimo architetto avvezzo a un inutile decorativismo neo
liberty come Umberto Di Cristina che ha fatto di tutto per rallentare
l'approvazione del progetto. Da qualche settimana, dopo anni di
lavoro, tutta una pratica amministrativa è compiuta e approvata.
Tra qualche giorno, il 25 ottobre, si apriranno le buste delle
offerte delle imprese per la gara d'appalto.
Dovrebbe essere gran festa. E invece continuano calunnie e diffamazioni,
insieme alle minacce di sciopero degli organi di controllo. Ora
dovremmo soltanto sperare di dare inizio a lavori, come si era
stabilito, entro novembre. Si tratta, ovviamente, di grandi interventi
straordinari che la villa richiede per il restauro dei mosaici
e per la copertura. L'attività ordinaria, da cui dipende
l'evidente degrado della villa, sotto gli occhi di tutti, e anche
i miei, da cui derivò la mia denuncia e la conseguente,
assoluta dedizione ed impegno per il recupero, prima su indicazione
dell'assessore Fabio Granata, poi con legge regionale, come Alto
Commissario, non compete direttamente a me, ma alla soprintendenza
e alla direzione della Villa che non ha, di fatto, collaborato
col mio ufficio, fino alla recente nomina della nuova direttrice
Maria Costanza Lentini. Vani sono stati anche i miei tentativi
di stringere il Comune, che dispone di una parte dei finanziamenti
derivati da una percentuale sulla vendita dei biglietti, di impegnarsi
nella manutenzione ordinaria per la quale io non ero dotato di
fondi. Né potevo usare quelli annunciati, ma garantiti
soltanto dal progetto definitivamente approvato in questi giorni,
del finanziamento europeo. Tocca ora all'Assessorato regionale
interrompere la lunga inerzia e riprendere con rinnovato rigore
l'impegno cui io non ho mai rinunciato e che nessuna polemica
di falsi architetti distruttori potrà contrastare. All'Assessorato
tocca onorare l'impegno per una impresa così importante
per la nostra civiltà e mostrare rispetto per il lavoro
di funzionari, architetti, e restauratori che in questi anni si
sono dedicati con intelligenza, passi
one e rigore a quest'opera
senza alcuna garanzia se non la loro speranza in una Sicilia migliore".
Vittorio
Sgarbi