Comitato cittadino
per la salvaguardia e valorizzazione
della Villa Romana del Casale

Lettera Aperta di Legambiente

  Palermo, 17.09.2003

LETTERA APERTA

All'Assessore Regionale ai Beni Culturali
Dott. Fabio Granata

Al Responsabile dell'Unità di Crisi
Gen. Roberto Conforti

e p.c.

Ai Componenti dell'Unità di Crisi
S. E. Dott. Maurizio Maccari
Dott. Giuseppe Lo Iacono
Arch. Francesco Santalucia
Dott. Cataldo Salerno
Dott. Ivan Velardita

Oggetto: emergenza Villa Romana del Casale.

In occasione della costituzione dell'Unità di crisi, che consideriamo un'opportunità importante per fare chiarezza e dare una svolta riguardo alle tante questioni aperte sulla Villa Romana del Casale, ci preme fare alcune riflessioni che, ci auguriamo, possano essere utili allo svolgimento del lavoro che l'Unità ha appena avviato. Lo spirito che ha sempre guidato l'azione di Legambiente, sin dal 1998, è stato quello di porre al centro il problema della tutela e della salvaguardia del sito archeologico, troppo spesso messo in secondo piano proprio da parte degli Enti preposti. Pensiamo all'annosa questione della copertura, considerata da eminenti studiosi inadeguata alla conservazione dei pavimenti musivi, che continua ad essere affrontata in modo approssimativo e poco scientifico. O, ancora, al problema del dissesto idrogeologico, che contribuisce al progressivo deterioramento delle condizioni del sito, sul quale l'ente Museo si è perfino concesso il lusso di perdere un finanziamento di trecentocinquanta milioni di lire, non rispettando il termine previsto per appaltare i lavori (dicembre 2001), nonostante ci fosse già un progetto esecutivo redatto dal Genio Civile. Per questo chiediamo con forza che venga bandito al più presto un concorso internazionale di progettazione per la copertura e che vengano avviate tutte le azioni volte al recupero ed alla salvaguardia dei mosaici e degli affreschi parietali, che rappresentano una testimonianza unica della civiltà romana in Sicilia e nel Mediterraneo. In tal senso è prioritario avviare finalmente una seria campagna di scavo,  che consenta di riportare alla luce la pars fructuaria, anche espropriando quelle aree ancora di proprietà privata da sottoporre a vincolo archeologico.

Certo, è da chiedersi se conviene veramente riportare alla luce l'intero complesso architettonico, quando è a forte rischio quello esistente

Oltre al problema del degrado e dell'incuria  paventiamo il rischio che il prevalere di interessi che poco hanno a che vedere con l'esigenza di valorizzare il Monumento, porti ad una dissennata campagna di cementificazione dell'intera area, in deroga alle disposizioni previste dal vincolo archeologico. E cosa dire dell'assenza di un piano paesistico, le cui previsioni vengano recepite dal Prg in fase di elaborazione, che includa fra l'altro l'acquisizione e la tutela dei terreni circostanti, e dell'assenza di un piano di gestione finanziaria affidabile. Requisiti peraltro richiesti dall'Unesco per il mantenimento del Monumento nell'elenco dei siti Patrimonio dell'Umanità.  Desta perplessità, a tal proposito, il fatto che anche interventi importanti come i PIT, siano stati destinati prevalentemente alla realizzazione di infrastrutture viarie e solo in minima parte ad interventi di riqualificazione ambientale del sito. E, ancora, la previsione, da parte della Regione Siciliana, di realizzare una struttura in piena area archeologica per allocare i servizi aggiuntivi previsti dalla Legge Ronchey, affidati per la provincia di Enna allo società mista Arte e Vita, attraverso la stipula di una convenzione diretta anziché per pubblico bando. Su questo punto consideriamo inaccettabile l'orientamento che sembra prevalere, di scegliere ancora la scorciatoia della speculazione edilizia per produrre crescita economica, convinti come siamo che, oggi più che mai, l'opportunità di costruire sviluppo vero passa dalla valorizzazione e dalla tutela della "risorsa territorio".

Per questo chiediamo che la questione servizi aggiuntivi venga affrontata partendo da tali presupposti, alla ricerca di una soluzione che  possa garantire l'esigenza primaria di salvaguardare i mosaici. A tal proposito appare evidente l'opportunità di utilizzare la già esistente struttura dell'Imperial, adeguatamente riqualificata, che fu realizzata negli anni sessanta dalla Regione utilizzando i fondi della Cassa del Mezzogiorno per svolgere un ruolo di servizio al sito, ma che non è mai stata utilizzata a tale scopo. Se questa soluzione continua ad essere esclusa e continua a prevalere questo insensato e dannoso conflitto tra gli Enti a vario titolo competenti, chiediamo che non si sfugga al dovere di abbattere una struttura che rappresenta un vero ecomostro e che, allo stato, contribuisce solo al degrado ambientale dell'intera area, svolgendo un "servizio" solo ad interessi privati.

In questo generale contesto di abbandono risulta tutt'oggi incomprensibile l'esclusione della Villa dal novero dei parchi archeologici istituiti dalla Regione Siciliana con D.A. 6263 dell'11 luglio 2001. Istituzione che avrebbe rappresentato e rappresenterebbe ancora un'opportunità per coniugare il rilancio turistico dell'isola con la valorizzazione delle risorse storiche, artistiche e naturali del nostro territorio ed in particolare della città di Piazza Armerina.

L'auspicio che esprimiamo, e che rivolgiamo in modo particolare al Generale Conforti, in qualità di responsabile dell'Unità di crisi, è che il Suo qualificato lavoro possa finalmente favorire una concertazione attiva tra  Regione, Soprintendenza, Museo, Provincia e Comune,  affinché questi Enti svolgano il proprio ruolo non solo a parole ma attraverso una seria politica di pianificazione e di investimenti. Emblematico appare il caso della realizzazione dei servizi igienici, il cui progetto redatto dal Comune per un importo di quattrocento milioni e approvato dalla Soprintendenza nel settembre 2001, nonostante la volontà allora espressa dal consiglio comunale di destinare la quota parte dei proventi della Villa a tale scopo, resta tuttora bloccato per la scelta dell'amministrazione comunale di utilizzare i futuri fondi dei Pit, ancora in fase di progettazione di massima.

Riteniamo che in un momento così delicato e cruciale, tutte le risorse provenienti dalla Villa vadano reinvestite senza inutili e dannosi rinvii e rimpalli di competenze, per realizzare al più presto i servizi igienici, la rete fognaria e la rete idrica.

La priorità comunque sono e devono restare i mosaici, sui quali, inspiegabilmente, non sono mai stati né effettuati né progettati interventi di restauro  da parte dell'Ente che ne dovrebbe garantire la tutela. In tal senso è necessario un salto di qualità nella politica regionale che si traduca in investimenti concreti sul sito archeologico che servano, tra l'altro, a dotare finalmente il Museo di una pianta organica adeguata, come presupposto essenziale all'avvio di un serio progetto di riqualificazione e rilancio del sito.                                                                                                                   

La Segreteria Regionale - Il Circolo Legambiente Piazza Armerina

 

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