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Siamo alla coniunctio oppositorum
di Sebi Arena

É accaduto per la prima volta a Piazza che si molla la politica ufficiale, quella della tradizione dove ogni cosa è stata giustapposta a destra e a sinistra, sistema confortante e delimitante i recinti storici, e si sperimenta la politica alternativa, anzi la politica omeopatica. Essa si basa sui presupposti antichi "similis similibus curentur", ma soprattutto "contraria contrariis curentur", che furono introdotti dal medico tedesco Hahnemann nel XVIII sec. quando propugnò la dottrina omeopatica. I maggiori sponsor della cura omeopatica sono sempre stati i farmacisti e una prova lampante l'abbiamo a Piazza dove un illuminato farmacista si è catapultato nel cimento omeopolitico per dimostrare la bontà del metodo. Ecco dunque come è stato possibile eleggere a sindaco un uomo di sinistra coi voti della destra o un uomo, diventato di destra, coi voti della sinistra. Nell'orizzonte armerino é apparsa la nuova icona: Vittorio Sgarbi.
La cura omeopatica per la città prevedeva l'apporto di altri similia e contraria e così è avvenuto per cui ci si convince che, una volta accaduto l'accidente, tanto vale farsene una ragione.
Tra i primi a farsela sono stati i poeti i quali usano le antenne del cuore per superare quelle della ragione. Così cominciano a fioccare versi su versi. Il primo componimento a giungere in redazione è stato quello di Giovanni Piazza di cui pubblichiamo una poesia e ne seguiranno altri di cui già abbiamo notizia. Facciamo appello a quanti vogliono destreggiarsi.
Ma voglio ricordare che a Piazza è antica la tradizione di verseggiare per fare satira politica o appelli ai cittadini. Sembra quasi un imperativo categorico quello di scrivere poesie a sfondo politico. E all'insegna della coniunctio oppositorum è più allettante farlo perché: "... i tempi cangiànu:/ l'orti s'ccànu/ i stazzöi 'nsciurìnu" (C. Scibona).

Remigio Roccella nel 1877 scrisse la poesia "A Ciazza":

A CIAZZA. (SUNETT)

Com na barca senza cap'tangh,
Com senza di tranti 'mp'c'rìngh,
Com na crèsgia senza cap'llàngh,
P' tali e quali è Ciazza lu sc'ntìngh.

A PIAZZA (SONETTO)

Come una barca senza capitano
come senza le bretelle un poverino
come una chiesa senza cappellano
tale e quale è Piazza poverina.

Non ggh' è ciù nudd, ch' ggh' stenn a mangh,
Murinu Massimiàngh e Ciccu e Ningh*,
L'ana ddasciàit ai mai d' 'nsagr'stàngh,
Ch' di 'inpulini scurza 1' egua e u vingh.
non c'è più nessuno, che le tende una mano,
son morti Massiminiano e Cicco e Nino*,
l'hanno lasciata alle mani d'un sagrestano,
che dalle ampolline sottrae l'acqua e il vino.
O Ciazza, Ciazza, scunsulàda e stanca
Döi o tréi far'sèi e n'om vìu
T' ana purtàit 'ntàggh d' ddavànca.
O Piazza, Piazza, sconsolata e stanca,
due o tre farisei e un uomo vile,
t'hanno portata ad un intaglio di burrone.
S' tarda ciù l'Autor'tà c'vìu
A dett ajùt e cadi a banna manca,
Sc'ntìna mur'rài d' mau s'ttìu.
Se tarda ancora l'Autorità civile
a darti aiuto e cadi in luogo sinistro,
poveretta morirai di mal sottile.
*Massiminiano Crescimanno, Francesco Di Paola e Antonino Gangitano, nobiluomini piazzesi si distinsero nel XIX sec. per la giudiziosa amministrazione municipale e per il loro patriottismo.

 

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Ci provò più volte Carmelo Scibona nel 1935:

Gioi d' prestìg Giochi di prestigio
Curré, curré, carùsgi,
s' döna già pr'ncipiu;
V'dè chi gran sp'ttàculu
Ch' avöma o Mun'cipiu.
Correte, correte, ragazzi,
si dà già inizio:
vedete che gran spettacolo
che abbiamo al municipio.
Guardé, guardé, cuménza
A sfida d' Barletta;
Su tutti ch' cumbàtt'nu
A coppi d' bruccétta.
Guardate, guardate, comincia
la disfida di Barletta;
son tutti che combattono
a colpi di forchetta.
Talè, talé ciù annìntra,
Chi gran pr'st'giaöri ;
Fanu vulé i gaddétti
D'intra di cazzalöri.
Guardate, guardate in fondo,
che gran prestigiatori;
fanno volare i galletti
dentro le casseruole.
Guardé, guardé, carùsgi,
Cost'àutr quant'é beu!
A nvòlu da cusgina
Va sfònna no capeu.
Guardate, guardate, ragazzi,
quest'altro quant'è bello!
A un volo di cucina,
va a sfondare nel cappello.
E vòl'nu cassati,
Buttigghi cu b'cchèri,
E chìcch'ri e gialàti,
Stucci e calamarèri.
E volano cassate,
bottiglie coi bicchieri ,
e chicchere e gelati,
astucci e calamari.
Talè dd' panza rossa
Sa fa tutta d' cörsa;
Nô mentr corr e vola,
Gh' va sculàn a börsa.
Guardate quel "pancia grossa",
se la fa tutta di corsa;
nel mentre corre e vola,
gli va scolando la borsa.
Ma cösti su prestigi,
Su veru maravégghi :
Tut ch' scappa, vola,
E sfönna nei capégghi.
Ma questi son prestigi,
son vere meraviglie,
tutto ciò che scappa, vola,
e sfonda nei cappelli.
Sarà davveru m'ràcu
Du nostr sant Luca,
S'iddu non vola puru
L'elm dn nostr Duca.
Sarà davvero un miracolo
del nostro santo Luca,
se non vola pure
l'elmo del nostro Duce.
Nel 1924 i cittadini raccolsero dei fondi per darli in beneficenza dei meno abbienti, ma l'autorità pensò bene di utilizzarli per dare lustro alla inaugurazione del monumento ai caduti. In quell'occasione si diede nella sala del consiglio comunale un banchetto celebrativo e il poeta approfittò per satireggiare la pirateria in cui avrebbe corso il rischio perfino l'elmo del duce.

 

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Le Vostre poesie:

PINO TESTA
TANINO PLATANIA
GIOVANNI PIAZZA

 

1 luglio 2004

...e simu zzà

A conchiusöngh' d' tant' rr'sultà,
n'stà s'ràda cauda d' giugnétt',
i méggh' figghi simu tutti zzà
pr'chì putisci avér' ciù rr'spétt'

o Ciazza mia,rr'dua a pedd' e ossi!
Senza ciù vösg' e senza ciù valia
Pâ malasorti ch' t' cörr' apprèss'
e a negl'génza dâ stìssa tò g'nìa.

Scì, simu zzà, pregni di speranza
pel tuo risorgere dopo gli anni bui
Senza nâ variaziöngh' o d'ssunànza:
cinc'ànni orbi e i ciù mal'd'sgiùi.

Fatti vulöma e nò paroddi au vént',
p' cösta "matri" ch' n' parturì.
A squàtra ggh'è e ggh'è 'mpùru u strumént'
e u s'nt'mént' p' fella rr'v'nì.

Pino Testa


 

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8 luglio 2004

Benvenuto Straniero

A Vittorio Sgarbi
Assessore ai Beni Culturali di Piazza Armerina

Ehi tu! Straniero
dal focoso destriero,
nella tua complessa semplicità
non raccontare a me
la bellezza
dell' agognante mia città.

...Io, cantore di niente,
come muta eco,
ricalco passi
di gente dell'antica Ciazza
e col cuore in gola,
ne canto
tutto l'antico splendore.
...Ecco, sorrido a quel che dici
e come bove sotto il giogo
accetto il politico gioco.

Eppur confido in te,
acclamato straniero,
per espandere
l'odore della mia città
al di qua e al di là
dû nobu ciaccés 'ncaucà. *

Passeggiando
in questa via medievale,
possa tu,
respirare l'aria
della pietra arenaria
e con sapiente mano
estirpare la parietaria.
Benvenuto, amico straniero,
ti prego,
metti le ali al tuo destriero.

Tanino Platania

*del nobile piazzese vernacolare (il Galloitalico)


 

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All'Assessor Vittorio, eccosissìa

I
Se bastasse soltanto uno straniero
a sollevar le sorti di un paese
sta Sicilia sarebbe giadavvero
la terra delle attese disattese
perché di stampo antico, belli o brutti,
qua gli stanieri l'amu avutu tutti.

II
Però li abbiamo sempre combattuti
(anche se ancora l'ultimo è rimasto)
e a tutti quelli che ce so' venuti,
creando sto magnifico contrasto
di siciliano sùccube e sovrano,
gli abbiamo detto grazie, sta' lontano.

III
Ed ecco che frammisto ai nostri affari
all'improvviso sei sconquasso tu,
a complicare i già sittanto amari
e scompigliare tutto ciò che fu,
novello Garibaldi senza mille
che non risparmia certo le tonsille.

IV
E se nemmanco il nostro Pirandello
immaginò contesa tanto degna
quello che rende il tutto un sacco bbello
è il grande ingegno che ti contrassegna,
la tua bellezza beneculturale
che asservirà lo scavo del Casale.

V
E la lungimiranza di Maurizio
che scelse il meglio che ci sia mai stato,
ed il poterci tògliere lo sfizio,
visti i tarì che ci hanno già assegnato,
rèndono st'occasione tale e quale
irremisibilmenti eccezzionale.

VI
Perciò, Vittorio, auguri e buon lavoro,
perché st'impresa ormai sulle tue spalle
finisca con successo e con decoro
e magari col grande festivalle.
Perciò, Vittorio, vai, sotto a chi tocca
e giunto al fin della licenza... gnocca.

Giovanni Piazza


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