| No di Legambiente e Italia Nostra al ponte sullo
stretto |
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Comunicato
Stampa di Legambiente del 22.06.2003 |
I
motivi per dire NO al Ponte sullo Stretto
E per mettere
in campo una nuova politica dei trasporti per il Mezzogiorno
Non è bastata la propaganda del Governo
e della Società Stretto di Messina a nascondere tutti
i limiti, le lacune, le bugie del progetto preliminare e del
piano finanziario presentati per dare il via libera al Ponte
sullo Stretto.
Perché malgrado le suggestioni
il Ponte rimane un'opera dannosa e inutile dietro la quale si
nascondono due grandi bugie: che servirà allo sviluppo
economico del Sud e di un efficiente sistema dei trasporti; che
il progetto è approfondito e affidabile, e che verrà
realizzato con fondi privati.
In nessun altro Paese europeo
si potrebbe mai pensare di prendere una decisione tanto importante,
complessa e onerosa con il livello di approfondimento e di trasparenza
ai quali stiamo assistendo per il Ponte sullo Stretto.
Malgrado anni di studi e 200
miliardi di lire spesi per il Progetto siamo ancora di fronte
ad una elaborazione lacunosa rispetto ad aspetti essenziali e
rilevanti. Ci troviamo invece di fronte a quella che sarebbe
una gigantesca operazione finanziaria per le casse dello Stato,
ad una cattedrale nel deserto con conseguenze irreversibili per
il Mezzogiorno oltre che per l'ambiente e per chi vive tra Scilla
e Cariddi.
1. Il Ponte
sarà pagato dallo Stato.
I privati non rischieranno
un Euro, rinviate le opere che servono al Sud
Il sistema proposto dal Governo
prevede che sia la Società Stretto di Messina SPA attraverso
una nuova concessione, ad avere l'incarico per la costruzione
e gestione del progetto.
In questo modo viene detto
"Il Ponte sarà realizzato senza contributi dello
Stato".
Una evidente bugia smentita
dai fatti:
- Il finanziamento dell'opera
sarà garantito da Fintecna di proprietà del Ministero
del Tesoro, attraverso un aumento di capitale di 2,5 miliardi
della Società Ponte sullo Stretto per coprire il 41% della
spesa complessiva.
- I restanti fondi verranno
chiesti al mercato nella forma di prestito sulla base del piano
finanziario presentato dalla Società e vi rientreranno
tramite i flussi previsti.
- Lo Stato si impegna a coprire
i rischi, rimborsando a consuntivo i privati della differenza
tra flussi previsti e reali.
Vuol dire che Tremonti e Lunardi
sono coscienti che il piano finanziario non è credibile
ed è quindi necessario trovare un artificio contabile
per tenerlo fuori bilancio dello Stato (per non aumentare il
debito pubblico) e rinviare di alcuni decenni la restituzione
degli oneri sugli interessi e sull'aumento dei costi.
In questo modo lo Stato investe
2,5 miliardi a fondo perduto che potevano essere utilizzati per
altre opere più utili (per esempio le ferrovie siciliane,
le risorse idriche, la portualità).
Poiché non si è
in grado oggi di garantire sulla veridicità delle proiezioni
legate ai flussi, lo Stato si impegna a coprire la differenza
tra quanto previsto dal piano finanziario e il ritorno di cassa
dai flussi (di fatto a rimborsare i privati del prestito).
In questo modo la spesa per
l'opera verrà rinviata alle future generazioni.
Nessun privato verrà
coinvolto nella gestione economica e nei rischi di un opera che
con gli oneri finanziari costa 6 miliardi di Euro.
Il che dimostra come non fossero
vere tutte le promesse di questi anni sulle merchant bank private,
sugli immigrati americani, sulla fila di imprenditori che non
aspettavano altro. Stretto di Messina Spa, è infatti di
proprietà di Fintecna e di altri soggetti pubblici (Fs,
Anas, Regioni Calabria e Sicilia).
Il Governo non ha scelto il
modello utilizzato in opere simili per dimensione e costi come
il Tunnel sotto la Manica e il Ponte sull'Oresund, dove erano
consorzi privati che investivano e rischiavano scommettendo sulla
redditività della gestione, perché si rende conto
che l'opera non è realizzabile in maniera trasparente.
Sono anche qui i motivi per
cui il Governo sta cercando di aggirare le direttive europee
che obbligano alla gara per l'affidamento di nuove concessioni.
E' infatti evidente che con una gara si renderebbero noti i numeri
dell'architettura finanziaria e quindi ci sarebbe il rischio
che vada deserta; i motivi nascosti sono anche nel fatto che
il "progetto" (preliminare, definitivo, esecutivo)
è una miniera d'oro per chi lo gestisce (Stretto di Messina),
pagato a percentuale sull'opera più complessa al mondo.
Le Regioni Calabria e Sicilia, malgrado i noti problemi finanziari,
nei Bilanci 2003 hanno impegnato diversi miliardi per contribuire
al progetto.
Il Governo dice "non ci
saranno finanziamenti a fondo perduto".
Ma l'investimento da parte
di Fintecna è evidente che non avrà mai un ritorno
(lo dicono gli Advisor, anche nella migliore proiezione almeno
il 40% della spesa deve essere da parte dello Stato come investimento
senza rientro) mentre a fondo perduto sarà la copertura
del buco a consuntivo.
Ciucci nel rispondere ad una
lettera a Repubblica (19-2-2003) che sottolineava "i privati
scomparsi dal ponte sullo Stretto" si è avventurato
in una ardita quanto fumosa spiegazione di tipo finanziario.
In particolare ha sottolineato "la fondamentale differenza
che esiste tra i contributi statali a fondo perduto, che sono
un costo immediato per la collettività, e gli investimenti
di capitale, che pur provenendo da azionisti della sfera pubblica
devono rispondere a principi di carattere privatistico che presuppongono
la capacità dei progetti finanziati di remunerare e rimborsare
il capitale investito".
In parole povere: mentre lo
Stato quando investe su un opera non deve ritornare della spesa,
La Società si rifarà dell'investimento tramite
una attenta e efficiente realizzazione e poi gestione.
Ma allora i casi sono due:
o Ciucci dice che l'opera è remunerativa al 100% e in
grado di ripagarsi tramite i flussi, ma nessuna proiezione nemmeno
lontanamente profila una prospettiva di questo tipo. Ma in questo
caso perché non affidarla a privati?
Oppure come è più
probabile Fintecna non rientrerà mai dell'investimento,
la spesa non entrerà subito nel debito pubblico, ma solo
tra qualche decina di anni.
2. I flussi
previsti sul Ponte sono sovradimensionati.
I dati presentati nel progetto
sui flussi risultano sovrastimati rispetto alle previsioni degli
Advisor (Pricewaterhouse Cooper) realizzate per il Governo nel
2001. Una differenza che varia dal 25 al 60% in più a
seconda dell'anno di riferimento e dello scenario considerato.
Un aspetto fondamentale perché
è sulla base di queste proiezioni che è stato costruito
il piano finanziario.
La Società Stretto di
Messina nell'ammettere la differente stima dei flussi ha giustificato
tale proiezione sostenendo che sarà "l'effetto positivo
provocato dalle opere della legge obiettivo e dal prolungamento
dell'Alta Velocità ferroviaria fino a Reggio Calabria"
a fare da traino.
Ma i flussi previsti dalla
Società Stretto di Messina sono in controtendenza rispetto
a tutti i dati di questi anni.
Il calo dei passaggi sullo
Stretto
| Passaggi/giorno |
1991 |
1999 |
Diff. % |
| Auto+moto |
6.943 |
6379 |
-
8% |
| Autotreni |
3.623 |
3.393 |
-
6% |
Fonte Advisor
L'aumento del traffico aereo
|
1995 |
1999 |
Diff. % |
| Passeggeri
aereo |
4.370.990 |
6.387.500 |
+
46 % |
Fonte: Advisor
E' infatti del tutto evidente
che il Ponte non rappresenta una valida alternativa per il traffico
locale, e solo una delle possibilità per il traffico di
lunga distanza che ha proprio negli aerei (per i passeggeri)
e nelle navi (per le merci) una valida alternativa (visto anche
che una volta sbarcati in Sicilia lo stato di strade e ferrovie
rimane disastroso).
Che si dica che sarà
l'Alta velocità a ripagare l'investimento appare quanto
meno singolare. Il progetto di collegamento Reggio Calabria-Napoli
ha un costo stimato da RFI in almeno 15miliardi di Euro, non
è nel piano finanziario delle Ferrovie per i prossimi
anni.
Lo studio degli Advisor nominati
dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 2000 per valutare il progetti
dimostra che il Ponte avrà una forte sottoutilizzazione
stradale perché "non attrae in misura significativa
nuovo traffico a media e lunga distanza, né lo sottrae
al mare e all'aereo". Lo studio degli Advisor sottolinea
come "le tendenze di traffico esistenti non verranno
significativamente modificate dalla disponibilità del
Ponte come itinerario alternativo: è questa la principale
ragione per cui l'utilizzo del Ponte rimane modesta".
Nella valutazione economica
manca inoltre una stima credibile di un fattore che ha determinato
la crisi finanziaria del Tunnel sotto la Manica e crea problemi
allo stesso Ponte sull'Oresund: la concorrenza dei traghetti.
Consideriamo che il traffico
locale nello Stretto continuerebbe a far uso dei traghetti (in
particolare quelli tra le due città, perché il
percorso con il Ponte per via delle rampe di accesso allunga
di qualche decina di chilometri) e già oggi il 75 % degli
spostamenti è senza macchina (il traffico pendolare locale
non otterrebbe vantaggi significativi a causa delle congestioni
in ingresso ed in uscita dalle città: circa 60 minuti
dal centro di Reggio Calabria al centro di Messina).
Non c'è risposta da
parte della Società Stretto di Messina, ma è inevitabile
che dovranno essere fermati i traghetti e limitato lo sviluppo
dei porti altrimenti sarà un crack finanziario.
Basta leggere i risultati dell'unica
verifica fatta in questi anni sulla disponibilità a partecipare
all'investimento da parte di operatori privati, ossia la Commissione
del Ministero delle Infrastrutture coordinata da Gaetano Fontana
a Settembre 2001 (già in carica il Ministro Lunardi),
che riportava le seguenti condizioni per un interesse finanziario
nell'operazione:
- Rischi e modifiche di costo
a carico dello Stato
- Nessuna concorrenza da parte
di traghetti e autostrade del Mare (per cui i Tir devono prendere
il ponte e la Salerno-Reggio Calabria e non la nave).
- Canone fisso da parte delle
FS (perché sono prevedibili pochi treni).
- Soldi subito, durante i cantieri
e non al collaudo.
- Possibilità di negoziazione
successiva alla gara.
Le conclusioni a cui giunge
il progetto presentato profilano prospettive occupazionali straordinarie
quanto indimostrabili. Già nella fase di cantiere l'occupazione
prevista risulta quasi tre volte superiore a quanto previsto
dagli advisor.
|
Impatto occupazionale
della fase di cantiere |
|
Progetto 2003 |
Advisor |
| Totale |
40.152 |
14.578 |
| di cui Calabria |
15.241 |
1.693 |
| di cui Sicilia |
24.911 |
2.768 |
Ma gli Advisor avevano anche
messo a confronto l'impatto occupazionale del Ponte mettendolo
a confronto con interventi alternativi che invece puntavano sul
trasporti intermodale.
Le conclusioni a cui giungevano
gli Advisor erano drastiche:
Meglio sarebbe, anche sotto
il profilo dell'occupazione stabilmente generata, orientarsi
dunque sul progetto alternativo:
"Non va, peraltro,
sottaciuto un positivo impatto occupazionale dello scenario multimodale.
Il potenziamento dei servizi di attraversamento genera, infatti,
un incremento occupazionale nelle attività direttamente
legate al sistema di trasporto nell'ambito ristretto delle due
province di Reggio Calabria e Messina, di circa 1.100 addetti
rispetto allo scenario ponte, e di circa 320 rispetto alla situazione
attuale".
3. Un progetto
incompleto per l'opera più complessa al Mondo.
Malgrado il Ponte venga presentato
come l'infrastruttura tecnologicamente più complessa e
avanzata al mondo, in grado di rilanciare e dare risalto all'ingegneria
italiana, il progetto presentato risulta in larga parte pieno
di lacune e sottovalutazioni rispetto agli aspetti più
delicati e problematici.
Il progetto presentato per
la valutazione da parte della commissione VIA non è altro
che l'adattamento degli elaborati di massima del 1992. Le cause
sono nella fretta legata alle promesse elettorali che ha portato
a rinunciare a qualsiasi approfondimento di un progetto di oltre
dieci anni fa:
-Non sono stati realizzati
approfondimenti tecnici sulla struttura, malgrado la complessità
senza paragoni al mondo del progetto e i problemi tecnici della
soluzione scelta (delineati in maniera esemplare da F. Di Majo).
-Manca una analisi approfondita
e aggiornata della situazione geologica e sismica dell'area.
Malgrado venga ribadito negli stessi elaborati che ci troviamo
nell'area geologicamente e tettonicamente più attiva del
Mediterraneo centrale non esiste uno studio quantitativo sulle
faglie attive né della geodinamica profonda conseguente
allo "scontro" di placche tettoniche diverse e delle
relazioni con la struttura.
Non è vero che gli studi
a disposizione sono sufficienti per dare credibilità all'ipotesi
tecnica proposta. Non esiste nessuna opera paragonabile per dimensione
e complessità al mondo, né studi e simulazioni
sui ponti a campata unica danno ancora oggi sicurezza sui risultati.
A Londra il nuovo ponte pedonale "Millenium bridge",
lungo esattamente un decimo di quello sullo Stretto, subito dopo
l'inaugurazione a Giugno 2000 è stato chiuso perché
subiva dei movimenti e delle spinte laterali tali da renderlo
pericoloso per la sicurezza (per colpa del passaggio dei pedoni!!).
Il più importante studio di ingegneria al mondo (Foster,
Ove Arup & Partners) ha dovuto rivedere il proprio progetto,
rifare analisi e simulazioni, modificare le strutture per via
delle sollecitazioni non previste.
Le associazioni Italia Nostra,
Legambiente e WWF nel consegnare il 19 Febbraio 2003 le Osservazioni
allo Studio di Impatto Ambientale del progetto preliminare presentato
dalla Stretto di Messina hanno chiesto, proprio per le lacune
e omissioni della documentazione presentata, la sospensione della
procedura di VIA.
La fiducia nella nuova Commissione
VIA appena nominata dal Governo insieme alle nuove procedure
della Legge Obiettivo possono forse rappresentare una possibile
spiegazione della superficialità dello studio presentato.
Il progetto presentato per
la valutazione contiene lacune sostanziali tali per cui non sussistono
le condizioni minime per una procedura di Valutazione di Impatto
Ambientale ai sensi della Direttiva Comunitaria in vigore e del
Decreto Legislativo 190/2002, tra i quali in sintesi si evidenziano:
- Non sono individuati e valutati
gli effetti prodotti, sia in fase di cantiere (cave, discariche
e depositi) che di esercizio, sulle zone di pregio tutelate
dalle normative europee e da quelle regionali: in particolare
sugli 11 Siti di Interesse Comunitario e alle 2 Zone di Protezione
Speciale, alla Riserva naturale regionale di Capo Peloro-Ganzirri.
- Alcune opere fondamentali
di collegamento al Ponte sono escluse dalla valutazione dello
Studio di Impatto Ambientale sul lato Calabria la variante ferroviaria
della linea tirrenica in corrispondenza di Cannitello (che incrocia
i pilastri), la variante dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria
in corrispondenza di Piale, il collegamento alla linea ad Alta
Capacità Salerno-Reggio Calabria, mentre sul lato Siciliano
il tratto di collegamento stradale Annunziata-Giostra con relativi
svincoli in corso di esecuzione.
- Non viene proposta una analisi
delle alternative "sino all'opzione zero", come richiesto
dalla legislazione europea, approfondendo le valutazioni già
proposte dagli Advisor sul potenziamento dei collegamenti marittimi.
Non sono state sviluppate valutazioni comparative con altre soluzioni
a due o più campate o alternative che riguardassero le
specifiche soluzioni per le parti di più rilevante impatto
(torri e cantieri, blocchi di fondazione e collegamenti, ecc.).
L'unico confronto che viene
proposto è quello tra il progetto predisposto nel 1992
e quello 2002, rispetto al quale si sostiene una riduzione complessiva
degli impatti. Una tesi che risulta non motivata e contraddetta
dalle stesse relazioni che riguardano i temi, sia per la relativa
entità delle differenze tra i due progetti che anche per
gli scarsi approfondimenti e il poco tempo a disposizione per
gli studi ammesso nelle stesse relazioni.
- Lo studio di impatto ambientale
è impostato attraverso un approccio che non consente di
valutare quali siano le pesanti modifiche che un'opera quale
il Ponte produce sull'ambiente dello Stretto sia in fase di cantierizzazione
che di realizzazione. L'impostazione proposta scompone gli impatti
e li affronta in maniera separata per singoli aspetti a cui assegna
specifici parametri. Diretta e rilevante conseguenza è
l'assenza di un momento di valutazione del peso complessivo degli
effetti dell'opera e "della interazione fra i fattori"
come previsto dal Decreto Legislativo 190/2002 e dalla Direttiva
85/337.
- Lo Studio di Impatto ambientale
evidenzia profonde e insanabili contraddizioni. Nelle relazioni
troviamo infatti valutazioni delle componenti che mettono in
luce i grandi valori presenti nell'area, e si indica proprio
come "Il progetto porterà senza dubbio uno sconvolgimento
profondo al paesaggio e alle componenti ambientali di tutta l'area
dello Stretto". Al contrario le schede di valutazione
degli impatti proprio per l'impostazione proposta mettono sullo
stesso piano aspetti marginali e sostanziali, di dettaglio e
complessivi. La conseguenza risulta in molti casi grave, con
impatti e pesi assegnati che risultano in molte parti contraddittori
e differenti dalle stesse analisi proposte.
Appare fondata l'ipotesi che
siano state mani differenti ad analizzare le componenti e a "pesare"
gli impatti in modo da aggiustare i risultati.
Gli approfondimenti rispetto
al progetto 1992 sono stati realizzati in seguito alle valutazioni
e critiche sollevate sia dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
che dall'Advisor, ma si ammette nello studio l'evidente inadeguatezza.
Lo studio ammette che la mitigazione degli impatti per un opera
di tale dimensione è in molti casi impossibile, proprio
per l'alterazione irreversibile della geomorfologia delle aree,
mentre interventi di compensazione sono difficilmente attuabili.
Manca invece un computo del costo complessivo degli interventi
di mitigazione previsti (in contrasto con i dettami del Decreto
Legislativo 190/2002), mentre per molti interventi si fa solo
cenno a possibili strategie di intervento.
- L'infrastruttura, attraverso
le torri alte 400 metri e i viadotti di collegamento ha un impatto
enorme e irreversibile su aree abitate e ambiti di grande valore
paesaggistico. Lo studio non prende in considerazione la rilevanza
delle trasformazioni (testimoniate dalle immagini e dalle simulazioni
presentate) portate dalle torri e dai piloni che sorgeranno tra
case oggi abitate, da viadotti di collegamento e svincoli a 60
metri di quota tra montagne e boschi. Neanche rispetto a questi
aspetti si presentano alternative, si valutano o propongono mitigazioni,
si delineano compensazioni come in tutti gli studi di impatto
ambientale.
Si deve sottolineare come il
Ponte sullo Stretto non risulta collegato alla ferrovia sul lato
calabrese. I motivi indicati sono nel fatto che sono opere (l'Alta
Velocità ferroviaria) che spetterà alle Ferrovie
dello Stato di realizzare.
I motivi veri sono invece altri.
Dipendono dai costi di realizzazione
delle opere di collegamento che verranno realizzati tutti in
galleria perché situati nelle delicate montagne dell'Appennino
calabrese. E quindi vengono "affidati" a RFI e escluse
dal Ponte perché farebbero lievitare di molto i costi,
anche se "essenziali".
Dipendono anche dalla necessità
di ridurre nella procedura di VIA l'impatto ambientale del progetto.
In questo modo si valuta "l'impalcato", non come si
innesta nelle montagne alle spalle. Il Ponte da solo così
può passare la Via, poi si vedrà.
Una Cattedrale nel deserto,
molto simile a storie già sentite come nei collegamenti
mancanti a Gioia Tauro, alle dighe siciliane, al Porto di Messina.
Intanto però, fino a
nuove decisioni da parte del Governo, sembra che i treni dovranno
prendere il traghetto per non cadere dai piloni.
4) Il Ponte
impedirà di fare le opere che servono al Sud.
Rinviate
ferrovie, collegamenti ai Porti, strade
Il Ponte sullo Stretto di Messina
sarebbe una infrastruttura tecnologicamente senza paragoni al
mondo che darebbe un contributo minimo alla riorganizzazione
dei collegamenti tra Sicilia e Italia.
Non è infatti lo stretto
di Messina il collo di bottiglia dei trasporti tra la Sicilia
e la Penisola. Oggi tutti gli scenari di mobilità per
il Mezzogiorno dimostrano come sia necessario diversificare l'offerta
di trasporto in funzione delle diverse esigenze di merci e passeggeri,
medie e lunghe distanze, tipologie di merci, stagionalità
turistica, puntando sulla integrazione tra le diverse modalità
di spostamento.
Una delle più grandi
bugie scritte e ripetute dalla Stretto di Messina è quella
per cui il ponte serve soprattutto a rilanciare il trasporto
ferroviario. Per rafforzarne la motivazione il Governo ha inserito
un'altra opera faraonica come l'Alta Velocità fino a Reggio
Calabria. Occorre ricordare che non siamo in Olanda ma in Sicilia
dove la velocità commerciale sulla rete ferroviaria è
ancora di 24 km/h, con solo metà delle tratte elettrificate
e 105 km a doppio binario. Il contributo dato dalla costruzione
del Ponte, in termini di risparmio nel tragitto ferroviario tra
Napoli e Palermo è irrisorio.
Se il Ponte verrà realizzato
verranno posti forti limiti all'utilizzo dei traghetti e al rilancio
del cabotaggio. La spesa da parte dello Stato porterà
a rinunciare a realizzare opere ben più importanti e urgenti:
- Ferroviarie: dal potenziamento
e collegamento della rete tirrenica con Taranto e Bari, dal potenziamento
dei collegamenti tra Catania, Messina e Palermo, all'adeguamento
di linee vecchissime come la Palermo-Agrigento e la Ragusa-Catania.
- Portuali: con il rafforzamento
dei collegamenti e delle strutture nelle aree portuali di Messina,
Palermo, Trapani, Catania, Villa San Giovanni, Gioia Tauro e
Taranto.
- Stradali: dall'adeguamento
della Statale Jonica al completamento dei collegamenti alla A3
in Calabria, dal completamento della Palermo-Messina, all'adeguamento
dei collegamenti tra Catania, Siracusa e Gela.
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