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26.08.2004 |
| Il destino di un monumento. Memorie |
Anche gli edifici
hanno un destino. È questa una riflessione che mi è
capitato di fare diverse volte durante le mie ricerche o i miei
viaggi affrontati sempre con lo spirito del viaggiatore piuttosto
che con quello del turista.
E questa riflessione mi è tornata subito in mente quando
mi sono trovato per le mani la Guida alla Sicilia jacopea scritta
da Giuseppe Arlotta per il Centro italiano di studi campostellani
dell'Università di Perugia che pubblica, per la prima volta
in assoluto, le fotografie della chiesa di S. Giacomo di Piazza,
dopo il restauro curato da Giuseppe Giusto.
Il volume si occupa dei cammini
dei pellegrini in Sicilia, legati al famoso Cammino di Santiago
de Compostela, quel percorso di pellegrinaggio che conduce alla
tomba di S. Giacomo in Galizia e che rappresenta probabilmente
il cammino storico più importante in Europa (Goethe diceva
che l'Europa si è formata lungo questo cammino), legato
alla via Francigena in Italia e a una rete di sentieri che nel
medioevo interessò tutto il mondo cristiano.
«Il
culto del santo - scrive Arlotta - si diffuse in Sicilia dopo
la conquista normanna, come si evince dalle chiese dedicate a
S. Giacomo nei secoli XII e XIII []; altre chiese di S. Giacomo
sono attestate agli inizi del XIV secolo a Palermo, Enna, Piazza
Armerina []. Molte di queste erano munite di hospitalia,
strutture necessarie per l'accoglienza dei pellegrini, dei quali
S. Giacomo è stato da sempre il protettore. Gli hospitalia
erano dislocati lungo le principali strade medievali a circa 30
chilometri l'uno dall'altro, cioè a una distanza che poteva
essere coperta in una giornata di cammino. In questi luoghi di
accoglienza, i pellegrini si fermavano alla fine di ogni giornata,
per rifocillarsi, ricevere cure, pernottare e acquisire informazioni
prima di rimettersi in cammino al sorgere del sole.»
Non sapevo nulla di tutto ciò
quando, nel 1989, da poco laureato, andai dall'allora sindaco
Nicola Di Vita e gli portai alcuni schizzi con i quali gli proposi
di destinare la chiesetta di S. Giacomo a Centro di accoglienza
turistica del Comune di Piazza. Era la timida proposta di un giovane
tecnico che aveva osservato come alle porte di tutte le principali
località turistiche europee, esistesse sempre un centro
che potesse fornire ai turisti tutte le informazioni sul patrimonio
visitabile, sugli orari, sugli eventi, dal quale si potesse prenotare
direttamente unno degli alberghi o dei ristoranti in città
o nei dintorni.
Il sindaco fece sua la proposta con entusiasmo e, con il supporto
dei miei disegni a matita e china, la inserì nel Programma
triennale delle opere pubbliche. «Quando ci saranno i fondi
- mi disse - realizzeremo questa idea.»
Per uno scherzo del destino,
sei anni dopo, il mio cammino (è proprio il caso di dirlo)
si incrociò di nuovo con S. Giacomo. Ero, allora, a capo
dell'Ufficio Tecnico del comune, in una breve esperienza che ancora
oggi ricordo come una delle più interessanti della mia
vita e quando l'amministrazione del tempo mi chiese cosa potesse
realizzare su un edificio storico, subito riproposi l'intervento
su S. Giacomo che venne affidato al più dotato tra i giovani
architetti piazzesi, che di lì a qualche anno si sarebbe
affermato a livello nazionale vincendo numerosi concorsi di progettazione
in tutta Italia e che si fece collaborare dal pittore Tino Sanalitro
che ha realizzato un'opera composta da 18 tele, appositamente
pensate per quella chiesa medievale (credo che sia la prima volta
da secoli che a Piazza venga prodotta un'opera d'arte appositamente
per un luogo).
La mia esperienza all'UTC durò meno di un anno, ma nelle cose c'è un destino, dicevamo. Ancora sei anni dopo, nel 2002, durante la mia breve esperienza di assessore all'urbanistica e ai lavori pubblici, convinsi il sindaco Velardita a siglare definitivamente la partecipazione del comune al Patto del Golfo nell'ambito del quale venne finanziato il progetto e vidi appaltare ed iniziare i lavori che nel 2004 finalmente sono stati ultimati.
Ecco perché, avendo per le mani la guida di Arlotta, ho pensato al destino della chiesa di S. Giacomo. Le prime notizie della chiesa - ci informa la guida - risalgono al 1308 quando ben sette chiese dedicate al santo si trovavano lungo il percorso che univa Siracusa al nord della Sicilia e a Messina attraverso Caltagirone, Piazza, Enna e Nicosia, lungo un percorso che sostituiva il Cammino di Santiago per i pellegrini che non potevano recarsi in Spagna. Accanto alla chiesa c'era un hospitale che rimase attivo fino alla fine del Quattrocento.
Poi un lunghissimo periodo di decadenza.
Adesso,
sette secoli dopo, la chiesa di S. Giacomo torna a essere «
luogo di accoglienza dove acquisire informazioni», torna
ad essere una stazione importante lungo un cammino forse meno
significativo dal punto di vista spirituale, ma certamente formativo
come è quello dei turisti nelle città d'arte. Qui
i viaggiatori e i turisti, che magari vengono a Piazza conoscendone
solo la Villa romana, potranno essere informati di tutte le straordinarie
bellezze del centro storico, potranno sapere a che ora visitare
un monumento, potranno prenotare attraverso un terminale la camera
in albergo o, magari, preacquistare il biglietto per la Villa
romana o per i musei che speriamo presto saranno aperti nel centro
storico dove troveranno un altro punto di riferimento nel centro
informazioni oggi esistente nella ex pescheria liberty.
Una struttura, dunque, che rappresenta un contributo importante all'efficienza del sistema turismo a Piazza e grazie alla quale sarà possibile indirizzare molti più turisti verso la parte antica della città, oggi ancora poco conosciuta.
Rimane, tuttavia, ancora da sistemare l'esterno, ma pare che il sindaco Prestifippo, che su questo tema si sta spendendo con decisione, abbia già chiesto all'arch. Giusto di predisporre un progetto che, con poche decine di migliaia di euro, collegherà il centro con il viale di accesso alla città. L'assessore ai lavori pubblici oggi è Paola Di Vita, figlia del sindaco che aveva sposato quell'intuizione. E anche questo è un segno.
Certamente, prima della stagione turistica del 2005, il destino di S. Giacomo sarà compiuto.
Carmelo Nigrelli