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13.12.2004 |
| Scoperti i resti di Platia |
Nel
post-it
17 del 13 novembre avevamo dato notizia di importanti scavi
realizzati negli ultimi mesi nelle adiacenze della Villa che hanno
riportato alla luce resti medievali. Avevamo notizia di azioni
o ipotesi di ricopertura degli scavi che trovavano l'opposizione
degli archeologi per i quali si tratterebbe di uno dei più
importanti siti medievali in Sicilia.
Segnalavamo, inoltre, l'enorme importanza del ritrovamento per
la storia di Piazza perché i resti risalirebbero all'epoca
di Guglielmo I d'Altavilla, cioè di quel re normanno che
nel 1161 fece radere al suolo Platia perché la sua popolazione
normanna si era rivoltata contro la politica filosaracena del
re.
Chiedevamo, nel nostro editoriale, se fosse vero che si volesse
ricoprire l'area di scavo e, eventualmente, quale ne fosse il
motivo.
Naturalmente nessuno ha risposto.
Domenica 12 dicembre La Repubblica edizione di Palermo,
ha dedicato due pagine intere alla notizia dei ritrovamenti (ripresa
subito dalla Rai e da da La Sicilia on line) e la conferma che
potrebbe trattarsi del vecchio sito della città. Il titolo
"I tesori di Piazza Armerina. Non solo mosaici, scoperta
la città medievale", conferma l'importanza della scoperta,
la cui divulgazione pone fine al pericolo che gli scavi venissero
ricoperti come sembra che fosse nelle intenzioni del Soprintendente
che, però, sarebbe in questo stato bloccato dall'Assessorato
regionale dove, evidentemente, si è compreso subito l'importanza
del sito e della sua pubblica fruizione. «E' una scoperta
di grande importanza si legge sull'articolo di Tano Gullo
che rimette in primo piano l'urbanistica normanna fino agli
anni Settanta immolata dagli archeologi sull'altare della più
nobile architettura classica».
Secondo la Sicilia on line «gli archeologi hanno portato
alla luce circa 50 mila reperti, tra anfore, monete, aratri, vasellame,
ora stipati in 300 casse di legno, in attesa di essere esaminati.»
Noi non possiamo che essere felici di questo ulteriore arricchimento
del patrimonio archeologico del nostro territorio che rende ancora
più urgente la realizzazione di un museo archeologico attraverso
il quale rendere osservabili i reperti, ma siamo anche fortemente
interessati all'esito degli studi che l'équipe diretta
dal prof. Patrizio Pensabene, dell'Università di Roma-
La Sapienza sta conducendo.
Non solo potremmo avere una conferma attendibile circa la localizzazione
della città distrutta da Guglielmo (a tal proposito gli
archeologi hanno appurato che «i villaggi scoperti sono
due, uno ricostruito sulle macerie dell'altro e l'ultimo abbandonato
da tutti gli abitanti nello stesso momento» (la Repubblica),
ma potremmo cominciare anche a restringere le ipotesi sulla origine
del nome della città. «Dal punto di vista puramente
etimologico scriveva vent'anni fa Ignazio Nigrelli
è possibile che il toponimo derivasse da Palatia
(i palazzi), in relazione agli imponenti ruderi della villa, o
da platia (mercato) in relazione alla funzione economica
assolta fin dal tempo dei romani dalla località».
Allora lo storico scomparso nel 2000 affermava «che all'arrivo
dei Normanni esistesse nelle vicinanze di Anaor un centro abitato
chiamato Platia e che magari esso occupasse i ruderi di un'antica
villa romana, è un'ipotesi suggestiva, specialmente per
gli archeologi, ma nient'altro che un'ipotesi, finché non
verrà convalidata da irrefutabili prove documentarie.»
Oggi alcune di queste prove potrebbero essere state trovate.