| piazzaGrande |
18.01.2006 |
| Il
PRG tra lungimiranza e miopia di Filippo Acquachiara |
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Un paese non si governa con
le assenze; non si amministra col rifiuto di decidere, non si
affida alle furbizie alle tattiche del rinvio e alle paure suscitate
dal problema e da chi non vuole la soluzione in discussione.
Sulle proposte è necessario che, chi ne ha il dovere e
il potere, dica sì oppure no, altrimenti proponga alternative.
Un paese non può essere ostaggio né della maggioranza
né dalla minoranza degli eletti negli organi di governo
perché a loro è stato affidato il compito di dare
soluzioni alle questioni.
Nel Consiglio Comunale, nella Giunta Municipale lo strumento che
dà vitalità alla buona politica è la trasparenza
dei comportamenti è l'assunzione piena di responsabilità
personale e collegiale.
E' dovere del Consiglio Comunale decidere sul Piano Regolatore
Generale.
Dopo più di 20 sedute consiliari, se non si riesce a concludere
l'esame e la votazione su questo indispensabile strumento di regolazione
e governo del territorio, si ha l'obbligo di fare e dire ancora
più chiaramente, ancora più limpidamente.
E non solo da parte del Consiglio Comunale ovvero dei suoi componenti,
ma da parte delle organizzazioni di categoria, da parte delle
associazioni, da parte dei partiti, da parte dei cittadini, insomma.
I partiti, o ciò che di essi rimane, non possono invocare
ad attenuante le belle passate battaglie, le dichiarazioni tassative
e quant'altro abbiano prodotto sull'argomento, si tratta di sapere,
ora e non domani, chi starà in Consiglio per consentire
di discutere e votare il PRG.
Se il fondamentale senso istituzionale e il doveroso onere di
far funzionare gli organismi di cui si è parte non riescono
a tenere in aula i consiglieri, non c'è obbligo di aspettare
che una maggioranza corposa si formi per approvare il PRG.
Chi ha lavorato fino ad oggi perché la città fosse
dotata di questo fondamentale strumento avrà il merito
di aver fatto il proprio dovere; non pare saggio e non è
nell'interesse generale della città bloccarsi ad un passo
dalla meta per un moto di nobiltà politica che vorrebbe
coinvolti tutti i componenti del Consiglio e che non si rassegna
all'assenza di tanti consiglieri attorno ad una questione così
capitale.
Tutti i consiglieri possono dare lezioni sull'importanza del Piano
Regolatore Generale, ma se molti di loro non vogliono essere presenti
alla discussione e alle votazioni, nessun appello li smuoverà.
La legge consente, in seconda convocazione, di dichiarare valida
una seduta consiliare e quindi, di discutere e votare con una
presenza di consiglieri inferiore alla maggioranza della metà
più uno.
La legge non prevede maggioranze particolari per discutere e votare
il PRG.
Non c'è nessuna violenza alla democrazia se si applica
la legge. Al contrario, si recupera la funzionalità democratica
di un organismo.
Allora si voti senza aspettare che gli esuli volontari ritornino.
Non è prevaricazione, è dovere.
Non è accettabile che passi la linea di coloro che non
vogliono non questo piano, ma qualsiasi piano. Il nostro territorio
non può precipitare nella completa assenza di regole.
Il dovere è anche quello di dare più valore alla
politica che costruisce nel dibattito e nella chiarezza piuttosto
che all'etichetta istituzionale, si deve ribadire il senso della
responsabilità individuale, non tollerare la pretesa arrogante
di ordinare di coloro che stanno nel retrobottega di qualsiasi
colore sia la bottega.
Sul PRG non si può giocare la partita dell'azzardo. Temporeggiare
oggi rischia di non servire a raggiungere un maggiore sostegno
al PRG, casomai serve ai suoi avversari per cercare di logorare,
incrinare la decisione, la determinatezza e la ragionata unità
su di esso dei consiglieri che finora hanno onorato il dovere
e il diritto come eletti di discutere e votare.
Filippo
Acquachiara