piazzaGrande

22.08.2007

La lunga storia degli "assalti" al Chiello
di Sebastiano Arena

Cosa succede nella sanità a Piazza? Sembra che sia scoppiato un bubbone di cui si sconosceva o si era dimenticata l'esistenza. Gl'interventi sulla sanità ospedaliera e del territorio del distretto di Piazza Armerina non sono nuovi e, da una parte, sembra rispondano ad un criterio di innovazione e razionalizzazione e, dall'altra, a quello dei tagli più o meno indiscriminati e/o rispondenti ai diktat regionali o nazionali sul contenimento della spesa che in Sicilia ha raggiunto profondità di voragine. Dunque siamo al gran finale. In provincia di Enna sono presenti cinque ospedali di cui tre della USL 4 (Piazza, Nicosia, Leonforte), uno dell'Azienda di Enna, uno a Troina come struttura privata. Tutti e quattro vengono finanziati dalla stessa USL 4 seppure attraverso partite di giro regionali. Secondo i criteri dell'assessorato alla sanità queste strutture, in relazione al numero degli abitanti, sono troppe e dunque bisognerà trovare soluzioni per il ridimensionamento dei costi e l'ottimizzazione delle risorse. Si chiuderanno e/o si accorperanno dei reparti, si sopprimeranno dei servizi e quant'altro. Per fare questo è stato disposto di concerto con il governo di Roma un piano di rientro del deficit, ma le scelte all'interno del piano sono demandate ai manager delle USL o, come pare, ad una commissione ad hoc.

Non siamo nuovi a simili situazioni. Va ricordato come la popolazione di questo territorio nel 1994 si accollò una battaglia, pressoché identica all'attuale, allorquando il Piano Sanitario Regionale dell'epoca, sempre nell'ottica di razionalizzazione delle risorse sanitarie e della rete ospedaliera, penalizzò fortemente l'ospedale di Piazza classificandolo Ospedale di Comunità e portando il numero dei suoi posti-letto da 225 a 153. Si apprese dalla bozza di PSR che sarebbero stati chiusi nell'ospedale "M. Chiello" i servizi di Cardiologia, Urologia, Nefrologia, Otorinolaringoiatria e Centro Trasfusionale. Allora la mobilitazione popolare fu fatta pure contro la disgraziata proposta di alcuni amministratori locali di accorpare l'ospedale di Piazza con quello di Enna. Va detto per inciso che l'ospedale di Enna non correva alcun rischio allora e non ne corre neppure oggi. La città di Piazza fu contraria al progetto poiché capì che in quella proposta era celata la chiusura di alcuni reparti ospedalieri e molto probabilmente la successiva chiusura dell'ospedale stesso. Furono fatti diversi Consigli comunali e azioni di protesta perfino a Palermo sotto il palazzo dell'Assessorato alla Sanità. L'ospedale "Michele Chiello" in quel caso fu salvato, ma i suoi posti-letto furono drasticamente ridotti. Va ricordato pure, senza che ciò suoni retorico, che la tradizione ospedaliera a Piazza è antica di otto secoli e i cittadini non sono disposti a farsela scippare dopo che la città è stata oggetto di spoliazione sistematica delle sue strutture da almeno mezzo secolo. Al di là comunque di tale romanticheria, è necessario chiarire, a mio modesto avviso, che alcuni dei mali del nostro ospedale non sono da imputare ad alcun direttore generale passato, ma alla scadente e provinciale gestione di alcuni operatori all'interno del presidio stesso i quali hanno preferito coltivare piccoli orticelli piuttosto che il grande orto comune, all'ombra di una direzione di presidio che ha vigilato poco. Non è il momento di esaminare i gravissimi errori del passato, ma piace ricordare come, accanto ai lungimiranti uomini che istituirono reparti e servizi nell'ospedale per renderlo più attivo e competitivo, altri riuscirono ad affossare il nascente Reparto di Rianimazione (per il quale furono assunti nuovi medici e giunsero letti attrezzati e apparecchiature) e il Reparto di Psichiatria (per il quale pure furono assunti nuovi medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali). Dei servizi di Infettivologia e di Pneumologia o del servizio di Oculistica, rimane il ricordo delle targhette dietro le porte del vecchio nosocomio. Accanto a ciò ovviamente va fatto un plauso alla memoria di chi arricchì l'ospedale di reparti e servizi dimostrando e oculatezza e lungimiranza. Ma questa è acqua passata.

Dicevamo che alcuni mesi addietro gli operatori (gli aiuti medici ospedalieri, più che i primari) hanno percepito quello che si stagliava all'orizzonte, allorché notarono che non venivano sostituiti i medici andati in pensione, non venivano dati incarichi di sostituzione per malattia se non a prezzo di pressanti e continue richieste; si notava una stretta nella fornitura di farmaci e presidi; non si pagavano incentivi arretrati; si vessavano tutti i medici dei reparti per costringerli a fare più reperibilità del previsto contro le regole contrattuali e le guardie di pronto soccorso senza retribuzione; era stato chiuso senza una spiegazione il servizio di ADI, magnifica esperienza di medici ospedalieri a sostegno alla popolazione malata del territorio; difficoltà di gestione delle sale operatorie; liste d'attesa di visite e prestazioni estremamente lunghe; smantellamento del servizio di guardianìa e del sistema di videosorveglianza con l'accesso caotico e incontrollato all'interno dell'ospedale da parte di chiunque; caos assoluto nelle aree di parcheggio all'esterno del nosocomio; rischio di chiusura del "punto nascita" nella U.O. di Ostetricia e la conseguente Neonatologia invece del loro potenziamento e dell'adeguamento agli standards di sicurezza previsti (guardia ostetrica, guardia neonatologica, posti di rianimazione, ecc.).

Per tutto ciò ed altro ancora, alla fine di marzo 2007 veniva costituito nel presidio ospedaliero un Osservatorio Sanitario Permanente (O.S.P.) al fine di monitorare disfunzioni e carenze che destano, negli operatori del settore e nei cittadini, vive preoccupazioni. La persistenza di tale stato di malessere, è percepita dall'utenza e dall'opinione pubblica come una scadenza della qualità dell'assistenza e dei possibili ulteriori risvolti negativi, nel medio e lungo termine, sul futuro dello stesso ospedale piazzese. Il nosocomio era in crisi e dunque ad alto rischio.

Due incontri all'ospedale tra il personale e il manager, presente il sindaco, erano stati fortemente interlocutori, ma l'impressione avutane era di estrema preoccupazione per i tempi difficili che facevano capolino. Lo stato di agitazione, proclamato nei primi di giugno scorso dal nascente OSP, ha registrato, a fronte di un necessario interesse dei medici a discutere con gli organi preposti e fare percorsi condivisibili, un atteggiamento di chiusura da parte della Direzione Sanitaria sia aziendale che ospedaliera, un vero "muro di gomma" insensibile ai reali problemi cronici e quotidiani, ma solamente funzionale all'idea precostituita del risparmio. A fronte di due lettere prodotte l'OSP non ha avuta alcuna risposta tanto che l'Osservatorio si è dovuto rivolgere al Sindaco che, invece, ha sposato la causa ricevendo in due occasioni gli esponenti dell'OSP stesso ed ha mostrato un atteggiamento di vigilanza e di determinata fiducia nello scongiurare ogni pericolo per il nosocomio.

Parallelamente all'azione dell'OSP, nel territorio agiva un altro Comitato che si era costituito per tentare di opporsi alla riconversione dei servizi territoriali del Distretto e in particolare al trasferimento in ospedale del Consultorio familiare e alla chiusura del Laboratorio di Patologia Clinica e del Servizio di Radiologia.

Su indicazione del Comitato cittadino alcuni consiglieri comunali firmavano la richiesta di convocazione di un Consiglio straordinario con l'invito a presenziare al Direttore generale dell'Ausl, ai portavoce del Comitato cittadino e dell'OSP, ai rappresentanti della Provincia, ai Deputati regionali ennesi, ai rappresentati sindacali, ai Sindaci del Distretto di Piazza Armerina. Intanto in uno dei quotidiani regionali, era apparso un articolo di stampa che riferiva ancora una volta che secondo il Manager fosse necessario operare tagli, accorpamenti e riconversioni di attività delle varie unità operative ospedaliere e che una delle vie percorribili è quella della cosiddetta "week surgery", per indicare un'attività chirurgica fruibile in cinque giorni e solo per interventi di elezione. La conseguenza di tale organizzazione sarà l'impossibilità di assicurare le urgenze e le emergenze, che, peraltro vengono escluse dal progetto stesso. Per i comitati si stavano creando le premesse per il declassamento dell'Ospedale a una sorta di poliambulatorio, condizione questa per un'ineluttabile chiusura del nosocomio stesso.

A mezzo stampa, il Direttore generale intervistato, informava pure che una commissione di "coordinamento tecnico provinciale" presieduta dall'Assessore alla Sanità o da un suo delegato e formata da componenti degli enti locali e da due tecnici nominati dall'Ars, si occuperà prossimamente della riorganizzazione degli ospedali della provincia e soltanto questa commissione sarà abilitata a disattivare alcuni reparti e potenziarne altri. In tutto questo programma di riorganizzazione, il ruolo dei Direttori generali, leggendo l'articolo, apparirebbe passivo.

I due comitati, quello del territorio e quello ospedaliero, nelle ultime due settimane si sono coordinati perché la sanità del distretto di Piazza Armerina non può essere discussa a macchia di leopardo, ma in maniera omogenea e in una visione globale mettendosi dalla parte dell'utenza e dei suoi bisogni e non solo dalla parte dell'Azienda che gestisce la cosa dal palazzo. Il Direttore Iudica ha dichiarato alla stampa: "Se riorganizziamo il Chiello abbiamo più chance di salvarlo". Se la frase, come si ritiene, è stata riportata fedelmente, significa che anche il Direttore Generale dell'Asl teme per il futuro del Chiello. Il Direttore ha sottolineato che la provincia di Enna ha un tasso di ricoveri (305 vs 262) più alto che in altre province. È probabile che esista un tasso elevato di ricoveri "inappropriati". Ma la causa di ciò ha diverse ragioni, prima fra tutte il fatto che l'utente non trova risposte sufficienti nel territorio e le chiede all'ospedale ed inoltre non esiste alcun filtro all'accettazione. Ma è davvero singolare che il Direttore del distretto Asl di Enna Filippo Muscià, si esprima con questa frase: "C'è bisogno di ridurre il numero dei ricoveri per patologie che potrebbero essere trattate a domicilio". Vero e possibile! Ma come si possono ridurre se non un solo euro è stato investito nel settore della cosiddetta Assistenza Domiciliare Integrata? Eppure basterebbe esaminare i risultati di quell'esperienza di assistenza domiciliare che fu fatta alcuni anni addietro e che poi venne sic et simpliciter abbandonata, immagino sempre per motivi economici! Nelle altre province l'esperienza è continuata regolarmente. Evidentemente le nostre popolazioni sono di serie B per cui i malati oncologici, i terminali o i cronici non possono essere trattati e assistiti nel loro letto di casa, ma devono andare all'ospedale. È evidente che l'organizzazione della sanità distrettuale va ripensata da cima a fondo, in maniera seria e con gl'investimenti giusti.

Alla luce di quanto esposto, nel recente consiglio comunale del 17 agosto, il Comitato e l'Osservatorio hanno chiesto al Direttore Generale della USL 4 di rivedere le posizioni fin qui assunte in merito alla riorganizzazione sanitaria dell'ospedale di Piazza Armerina e del suo distretto. C'è da dire che nel contempo hanno proposto il potenziamento dei servizi ospedalieri e territoriali fino all'eccellenza e la creazione di servizi o reparti innovativi e di alta specialità che possano costituire elemento di attrazione per l'utenza. Ora i comitati sono in attesa di eventi, ma non prima di discutere ad un tavolo tecnico così come deliberato in Consiglio comunale.

 

Appendice. Ovvero, la resa dei conti.

Dopo la piccola cronaca degli avvenimenti è appena il caso di riferire che, a fronte di un abbassamento dei toni da parte dei comitati, si è scatenata da parte dell'establishment la caccia a tutti quelli che hanno dato vita alla protesta. Il primo critico è lo stesso manager della USL 4 il quale non ha mai evitato di aggredire verbalmente i suoi interlocutori, alias medici, talora con eleganza, tal'altra con durezza. Durante il Consiglio comunale del 17 agosto ha apostrofato i cosiddetti "avversari" come "coloro che hanno la visione corta e strabica". Nella stessa mattinata sulla stampa quotidiana il Direttore del Distretto Asl di Enna, Filippo Muscià, si è profuso in diagnosi di sapore freudiano sostenendo che la preoccupazione di questo momento è da considerarsi come "Panico da cambiamento", un cambiamento che può comportare insicurezza, incertezza della propria capacità di saper affrontare situazioni nuove, alterazioni nei rapporti interpersonali, minaccia di posizione sociale e di potere, paura. "Si vuole ­ secondo Muscià ­ perpetuare un clima a basso rischio. La ventilata possibilità di un cambiamento spezza l'equilibrio faticosamente perseguito". Ed è interessante come elenchi le cause di questo presunto panico. Muscià sostiene che "oltre alla paura di cambiare, vi sono altre motivazioni. La prima è relativa al fatto che l'idea di cambiare senza sapere come e quando, preoccupa e disturba l'individuo; la seconda causa del panico è la mancanza di fiducia in se stessi e nella propria capacità; la terza è la paura di perdere una comoda routine di vita, di dover faticare per costruirne una nuova; ultima radice è la paura che quando un cambiamento ci piomba addosso saremo in qualche modo schiacciati, abbandonati o destituiti". Nella giornata di martedì 21 agosto in una intervista apparsa sulla stampa locale, il sindaco Prestifilippo sposa la tesi di Muscià e, con l'ostrakos della condanna in mano, sferra un attacco contro alcuni membri del "comitato" ed alcuni esponenti politici "alternativi" che avrebbero determinato ­ a suo dire ­ una svolta "bascettiana" [cobas, ndr] nella delicata questione dell'ospedale. Per il sindaco la proposta della week surgery del manager Iudica doveva essere discussa parlandone solo tra medici ed eventualmente confutarla con lui. Invece, secondo Prestifilippo, i medici "si sono lasciati prendere dallo sconforto, hanno assunto posizioni isteriche, hanno coinvolto la politica. Si sono messi preordinatamene contro il Direttore generale come se ne potessero avere dei vantaggi. Hanno dato avvio ad una campagna scandalistica di disinformazione facendo credere alla popolazione che l'ospedale sia già deciso che debba essere chiuso". Nella stessa intervista parla di "faziosità di alcuni medici dell'ospedale che vogliono nascondere le proprie insufficienze professionali dietro il comodo paravento dei "nemici potenti" che vogliono farci del male". Parole pesanti se provengono dal sindaco. La verità, tuttavia e come sempre, ha diverse sfaccettature e queste sono funzione della diversità della visione umana. Io credo che, al di là di possibili amplificazioni avvenute nella vicenda, c'è il bisogno di rivedere i rapporti e i ruoli, riparare le crepe che sono apparse nel tessuto sociale poiché ce n'è abbastanza per scatenare una guerra d'odio politico e civico, ma ce n'è abbastanza pure per astenersi da ogni facile giudizio e riportando nei binari della normalità il dialogo e la critica, riflettendo se davvero è utile soffiare inopinatamente sul fuoco e seminare veleno quando invece il buon senso, e soprattutto l'interesse comune, direbbero il contrario. "Claudite iam rivos, sat prata biberunt".

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