piazzaGrande

09.07.2007

PIT e Villa Romana: tornare alla soluzione del 2004
di Carmelo Nigrelli

In due recenti occasioni in cui mi è stato chiesto di raccontare le vicende relative ai progetti che riguardano la Villa romana del Casale e i suoi dintorni, il dibattito successivo alla mia relazione ha evidenziato lo sconcerto, o quanto meno l'incomprensione, per la scelta operata dalla Provincia regionale di Enna con il concerto del Comune di Piazza in relazione alla localizzazione delle aree per i parcheggi e per gli spazi commerciali a ridosso della Villa, in area archeologica.
Sia in occasione di un workshop organizzato dal Dottorato in Analisi pianificazione e gestione del territorio a Siracusa, che a Roma, in occasione di un convegno internazionale su "Archeologia e urbanistica" organizzato dalla facoltà di Architettura de la Sapienza, era apparsa invece rispondente alle esigenza di tutela del sito e a quelle dei visitatori-turisti, la soluzione approntata dall'Ufficio tecnico del Comune nell'aprile 2004.
Mi scuseranno i miei venticinque lettori se, inelegantemente mi cito, ma lo faccio perché non si dimentichi che le cose non vanno in un modo perché non si può fare altrimenti, ma perché qualcuno vuole che vadano in una direzione piuttosto che in un'altra.
Nello specifico riprendo alcuni passaggi del testo che fu pubblicato nel 2005 all'interno del volume Da Beirut a Noto. Patrimonio archeologico e pianificazione urbanistica, della casa editrice Biblioteca del cenide. Scrivevo:
«il Comune decideva di rinunciare a questa ipotesi e lavorava ad una alternativa che rispondesse anche alle perplessità avanzate dalla Soprintendenza di Enna sulla realizzazione del parcheggio e dell'immobile per le attività commerciali su area archeologica a ridosso della Villa. Nell'aprile 2004, pertanto, il Comune propose una nuova ipotesi che si poneva come obiettivo principale quello di mantenere il carico urbanistico rappresentato dai pullman turistici lontano dal monumento, confermava il sistema di accessi già messo a punto nella fase precedente e rinviava la possibilità di realizzare la grande area attrezzata prevista dal nuovo PRG a sud della Villa a eventuali fasi successive che avrebbero previsto anche la realizzazione di una nuova strada da collegare con la provinciale per Barrafranca qualche centinaio di metri oltre l'incrocio attuale. In questo schema veniva inserito un parcheggio a rotazione per i pullman da realizzare in prossimità dell'innesto della provinciale che avrebbe fatto da capolinea per sistemi di trasporto per turisti (trenini) in analogia con quanto avviene nelle principali località turistiche internazionali.
La proposta del comune venne approvata in conferenza di servizi il 28 aprile 2004, ma, così come era avvenuto per il progetto di restauro e copertura della Villa, i nuovi equilibri politici definiti con le elezioni amministrative del 2004 rimettono in discussione l'impostazione del progetto che viene affidato dalla provincia a tecnici interni.» Le nuove disposizioni emanate da Sgarbi nell'agosto 2004 sulla base di quel primo,
dubbio, incarico di "Coordinatore degli interventi riguardanti la Villa romana del Casale" da parte dell'assessore regionale, non solo annullano ogni riflessione sulla relazione tra Villa e città, ma, concentrando l'insieme degli interventi sull'area a ridosso della Villa, in prossimità della struttura dell'Imperial, annullano la precedente impostazione che mirava a ridurre al minimo la pressione e il carico urbanistico sulle aree immediatamente a ridosso del monumento.»
Il futuro Alto Commissario, in quella fase, rispondeva alle indicazioni politiche della nuova ed ancora attuale amministrazione comunale e identificava alcune delle caratteristiche del progetto in «Localizzazione in continuità con le infrastrutture esistenti, di cui le nuove opere dovranno costituire un organico prolungamento funzionale [...] impianto distributivo incardinato sul Centro Servizi (Imperial) e sviluppato secondo la successione logica arrivo al terminal bus - accoglienza al centro servizi - primo percorso con vista d'insieme della Villa - visita dell'apparato musivo con ingresso da sud - uscita da sud - passeggiata naturalistica verso il fiume Gela - attraversamento dell'area commerciale - sosta nel Centro Servizi - partenza dal terminal bus», come si può leggere nelle Linee-guida progettuali, trasmesse con lettera alla provincia regionale di Enna il 17 agosto 2004.
L'esito di queste direttive fu, prima, un farneticante progetto che prevedeva un "serpentone" quasi sull'alveo del fiume Gela-Nociara, poi il progetto che è stato appaltato e che ora dovrà urgentemente essere modificato.
Quest'ultimo, infatti, aveva eliminato il "serpentone" sostituito da strutture prefabbricate in legno, ma non aveva rimesso in discussione la precedente avventata decisione di addossare all'area monumentale gli attrattori di carico urbanistico (parcheggi e area commerciale) senza considerare che l'intera area è soggetta a vincolo archeologico diretto.

La sorpresa della scoperta di resti archeologici, dunque, è tale se si fa riferimento alla loro natura, cioè al fatto che riguarderebbero l'impianto urbano di Platia, la città medievale distrutta da Guglielmo I che quindi doveva essere un borgo di notevole dimensione, ma non lo è più se consideriamo che l'amministrazione dei beni culturali l'aveva vincolata proprio perché aveva ritenuto che, sotto il terreno agricolo, vi fossero resti importanti e, per questo, aveva a lungo resistito contro le ipotesi progettuali della provincia.

Cosa fare adesso? In questi casi temo che le scelte, le quali devono essere prese in pochissimo tempo perché si tratta di una variante in corso d'opera che non può modificare i tempi di completamento dei lavori e di rendicontazione dei finanziamenti, vengano fatte non tanto cercando la soluzione migliore, ma quella più facile e che, soprattutto, non smentisca le scelte precedenti, ancorché sbagliate.

Pur avendo avuto un ruolo nel progetto Enel Hydro nella qualità di assessore pro tempore, mi permetto di suggerire la soluzione nella ripresa dello studio di fattibilità dell'Ufficio tecnico comunale dell'aprile 2004. In essa Mario Duminuco e Giuseppe Di Vincenzo erano riusciti a tenere il carico urbanistico a debita distanza dalla Villa, organizzato in maniera funzionale e con un sistema (quello dei trenini) ormai in uso in tutte le località turistiche anche nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Una soluzione, inoltre, che interagisce in maniera minima con aree tutelate, che permette di riconsiderare la situazione delle attività commerciali che tanti problemi ha generato negli ultimi mesi, che offre opportunità di lavoro nuove (gli autisti dei trenini, per esempio) che riapre la questione del collegamento tra Villa e città.

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