| piazzaGrande |
17.07.2007 |
| Antonino Caponnetto: una preghiera laica ma fervente | |
Per ricordare il 15° anniversario della strage di via D'amelio, pubblichiamo la "preghiera laica ma fervente" pronunciata da Antonino Caponnetto ai funerali di Paolo Borsellino il 24 luglio 1992 a Palermo, presente l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Queste sono le parole di un
vecchio ex magistrato che e' venuto nello spazio di due mesi due
volte a Palermo con il cuore a pezzi a portare l'ultimo saluto
ai suoi figli, fratelli e amici con i quali ho diviso anni di
lavoro di sacrificio di gioia, anche di amarezza. Soltanto poche
parole per un ricordo, per un doveroso atto di contrizione che
poi vi diro' e per una preghiera laica ma fervente.
Il ricordo e' per l'amico Paolo, per la sua generosita', per la
sua umanita', per il coraggio con cui ha affrontato la vita e
con cui e' andato incontro alla morte annunciata, per la sua radicata
fede cattolica, per il suo amore immenso portato alla famiglia
e agli amici tutti. Era un dono naturale che Paolo aveva, di spargere
attorno a se' amore. Mi ricordo ancora il suo appassionato e incessante
lavoro, divenuto frenetico negli ultimi tempi, quasi che egli
sentisse incombere la fine. Ognuno di noi e non solo lo Stato
gli e' debitore; ad ognuno di noi egli ha donato qualcosa di prezioso
e di raro che tutti conserveremo in fondo al cuore, e a me in
particolare mancheranno terribilmente quelle sue telefonate che
invariabilmente concludeva con le parole: "Ti voglio bene
Antonio" ed io replicavo "Anche io ti voglio bene Paolo".
C'e' un altro peso che ancora mi opprime ed e' il rimorso per
quell'attimo di sconforto e di debolezza da cui sono stato colto
dopo avere posato l'ultimo bacio sul viso ormai gelido, ma ancora
sereno, di Paolo. Nessuno di noi, e io meno di chiunque altro,
puo' dire che ormai tutto e' finito.
Pensavo in quel momento di desistere dalla lotta contro la delinquenza
mafiosa, mi sembrava che con la morte dell'amico fraterno tutto
fosse finito. Ma in un momento simile, in un momento come questo
coltivare un pensiero del genere, e me ne sono subito convinto,
equivale a tradire la memoria di Paolo come pure quella di Giovanni
e di Francesca.
In questi pochi giorni di dolore trascorsi a Palermo che io vi
confesso non vorrei lasciare piu', ho sentito in gran parte della
popolazione la voglia di liberarsi da questa barbara e sanguinosa
oppressione che ne cancella i diritti piu' elementari e ne vanifica
la speranza di rinascita. E da qui nasce la mia preghiera dicevo
laica ma fervente e la rivolgo a te, presidente, che da tanto
tempo mi onori della tua amicizia, che e' stata sempre ricambiata
con ammirazione infinita. La gente di Palermo e dell'intera Sicilia,
ti ama presidente, ti rispetta, e soprattutto ha fiducia nella
tua saggezza e nella tua fermezza. Paolo e' morto servendo lo
Stato in cui credeva cosi' come prima di lui Giovanni e Francesca.
Ma ora questo stesso Stato che essi hanno servito fino al sacrificio,
deve dimostrare di essere veramente presente in tutte le sue articolazioni,
sia con la sua forza sia con i suoi servizi. E' giunto il tempo,
mi sembra, delle grandi decisioni e delle scelte di fondo, non
e' piu' l'ora delle collusioni degli attendismi dei compromessi
e delle furberie, e dovranno essere, presidente, dovranno essere
uomini credibili, onesti, dai politici ai magistrati, a gestire
con le tue illuminate direttive questa fase necessaria di rinascita
morale: e' questo a mio avviso il primo e fondamentale problema
preliminare ad una vera e decisa lotta alla barbarie mafiosa.
Io ho apprezzato le tue parole, noi tutti le abbiamo apprezzate,
le tue parole molto ferme al Csm dove hai parlato di una nuova
rinascita che e' quella che noi tutti aspettiamo, e laddove anche
con la fermezza che ti conosco hai giustamente condannato, censurato,
quegli errori che hanno condotto martedi' pomeriggio a disordini
che altrimenti non sarebbero accaduti perche' nessuno voleva che
accadessero.
Solo cosi' attraverso questa rigenerazione collettiva, questa
rinascita morale, non resteranno inutili i sacrifici di Giovanni,
di Francesca, di Paolo e di otto agenti di servizio. Anche a quegli
agenti che hanno seguito i loro protetti fino alla morte va il
nostro pensiero, la nostra riconoscenza, il nostro tributo di
ammirazione. Tra i tanti fiori che ho visto in questi giorni lasciati
da persone che spesso non firmavano nemmeno il biglietto come
e' stato in questo caso, ho visto un bellissimo lilium, splendido
fiore il lilium, e sotto c'erano queste poche parole senza firma:
"Un solo grande fiore per un solo grande uomo solo".
Mi ha colpito, presidente, questa frase che mi e' rimasta nel
cuore e credo che mi rimarra' per sempre.
Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non
e' solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte
il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro
Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra' diventare
e diventera' la lotta di ciascuno di noi, questa e' una promessa
che ti faccio solenne come un giuramento.
Antonino
Caponnetto
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Palermo, Palermo. di Fabrizio Dragotta