| piazzaGrande |
POST-IT [14] del 09.10.2004 |
| Una convenzione non convenzionale di Carmelo Nigrelli |
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Alcuni dei miei 25 lettori mi
hanno sollecitato a mantenere la promessa di un post-it sulla
scandalosa convenzione
siglata il 18 agosto, su iniziativa dell'ex assessore regionale
(ai tempi già sostanzialmente scaduto) Fabio Granata, dal
comune (per supplire alla mancata stipula definitiva della precedente,
anch'essa non conveniente al comune) e provincia (probabilmente
per integrare questa azione con quella del PIT). Avevo definito
questo atto «inquietante e che rappresenta una sorta di
cavallo di Troia attraverso il quale si scardina - in totale assenza
di ogni evidenza pubblica - il sistema della tutela dei beni culturali
in Sicilia, creando la premessa per la privatizzazione dei suoi
elementi più preziosi ed appetibili».
Adesso che, a quanto pare, il direttore dell'assessorato regionale
BBCCAA, cioè la massima autorità amministrativa
in Sicilia in questo campo, ha sancito che «se Sgarbi potrà
disporre di pieni poteri sulla Villa del Casale, quest'ultima
uscirà dal novero delle competenze dell'assessorato regionale
ai Beni culturali» (la Repubblica, 7 ottobre) viene confermato
che non si tratta di una questione locale, ma di un fatto molto
rilevante che, semmai, qualcuno ha voluto giocare sulla pelle
di Piazza (probabilmente puntando sulla buona fede e l'entusiasmo
della nuova amministrazione) avendo altri obiettivi.
Se dovesse passare la linea tracciata con questa convenzione-prototipo,
domani un analogo provvedimento potrebbe essere preso, per esempio,
per il teatro di Siracusa, o per i templi di Agrigento, o per
qualunque altro sito culturale in Sicilia.
Proverò a spiegare perché questa convenzione, leggibile e stampabile integralmente dalle pagine di questo sito, è, secondo me, non solo scandalosa, ma pericolosa.
Con l'art. 1 del decreto n° 57 del 9/7del 2004 l'assessore regionale dei Beni Culturali affida «All'on. Vittorio Sgarbi, esperto storico dell'arte, sono affidate la predisposizione ed il coordinamento generale di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, tutela e la valorizzazione della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina».
Già in questa sua forma il decreto suscita alcune perplessità: se l'assessore ha delegato, limitatamente alla Villa, le proprie prerogative, sorge il dubbio che ciò possa essere fatto (sembrerebbe una sorta di subappalto parziale dell'assessorato); se ha assegnato funzioni tecniche, non si capisce come l'attività di coordinamento, ma soprattutto di predisposizione «di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, tutela e la valorizzazione della Villa» si integri con le funzioni e le attività degli organismi pubblici che, per legge e per fortuna, hanno tali competenze, cioè la Soprintendenza BBCCAA e il Museo regionale della Villa romana.
Le perplessità aumentano a dismisura se si legge anche la famigerata convenzione. Qui si legge che «l'on. Vittorio Sgarbi è tenuto ad esercitare le dette funzioni attraverso la predisposizione di direttive, indirizzi e scelte progettuali rivolte agli enti interessati, che hanno l'obbligo di operare conseguentemente nell'ambito delle proprie competenze istituzionali».
Ecco gli enti (quali?) «hanno l'obbligo di operare conseguentemente» il che fa interpretare l'alto commissario come un sorta di plenipotenziario davanti al quale gli enti abdicano alle proprie competenze istituzionali. Infatti egli deve occuparsi di conservazione, di tutela, ma anche di valorizzazione non solo della Villa, ma «del suo intorno territoriale», la cui estensione non è dato sapere. Con un semplice decreto, dunque, si pretende di modificare non solo l'assetto dell'amministrazione del Beni culturali, ma anche le competenze dei comuni.
Per essere precisi, «Il coordinamento di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, la tutela e la valorizzazione della Villa Romana di Piazza Armerina si esplica attraverso la costituzione di un organismo tecnico-amministrativo che prende la denominazione di "Alto Commissariato della Villa Romana di Piazza Armerina" costituito dal Coordinatore Generale, da una Direzione Tecnica, una unità amministrativa e un addetto alla sicurezza, con contratti di diritto privato e sede a Piazza Armerina nei locali messi a disposizione dal Comune. Al Coordinatore Generale sono affidate la predisposizione e il coordinamento generale di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, la tutela, la valorizzazione e la gestione della Villa Romana di Piazza Armerina e del suo intorno territoriale»
Mi sembra utile fare alcune riflessioni, ma andiamo per ordine.
La progettazione. Se «scelte progettuali»
significa «direttive in ordine ai progetti» siamo
nell'ambito delle indicazioni politiche o tecnico-politiche; se
invece significa, come mi pare sia stato interpretato fin'ora
con gli incarichi informali alla coppia Bellini-Trizzino e a Canali,
vera e propria progettazione degli interventi, a prescindere dalle
qualità dei progettisti (fossero anche Calatrava e Piano)
ogni incarico per la progettazione che superi la cosiddetta "soglia
comunitaria" deve essere affidato nel rispetto della normativa
sui lavori pubblici che non prevede affidamento diretto e anche
le modalità di affidamento degli incarichi relativi ad
attività di progettazione di opere pubbliche di valore
inferiore alla soglia devono rispettare procedure stabilite dal
Dipartimento per le politiche comunitarie.
Questa osservazione farebbe propendere per l'illegittimità
di ogni incarico di progettazione affidato con le modalità
dell'affidamento diretto.
Le competenze. Tra le competenze istituzionali di enti coinvolti nella convenzione è anche citata, in maniera un po' subdola, l'urbanistica.
Ora, questa è una competenza che fa capo al comune, ma in particolare è una delle poche competenze importanti rimaste in carico al Consiglio Comunale e non al Sindaco o alla Giunta, per il fatto che le scelte che riguardano il territorio non possono essere effettuate da chi rappresenta la maggioranza dei cittadini (il sindaco e la giunta), ma di chi ne rappresenta la totalità (il consiglio comunale, appunto). Si tratta dunque di una competenza non delegabile.
Ma al di là di questi specifici argomenti di riflessione ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri, la questione più generale è, a mio avviso, quella del senso e legittimità della convenzione. Certamente di tratta di un argomento strettamente amministrativistico, ma, poiché ha alla base precise valenze politiche che farò presenti nel seguito, vi propongo le mie riflessioni.
Mi sembra che la convenzione non sia conforme a quanto previsto dalla legge che la rende obbligatoria. Infatti la Legge Regionale n. 9 del 09 08 2002, all'articolo 28 dedicato a "Proventi della vendita dei biglietti di accesso ai siti culturali", modificando il precedente articolo 7 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10, recita:
Il 30 per cento dei proventi derivanti dalla vendita dei biglietti d'accesso ai musei, alle gallerie ed alle zone archeologiche e monumentali regionali è direttamente versato, con cadenza trimestrale, ai comuni o alle associazioni di comuni, nel cui territorio gli stessi beni ricadono, e che partecipino alla gestione con la fornitura di beni e servizi, sulla base di apposite convenzioni stipulate con l'Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione.
Se ne evince, innanzitutto,
che gli unici due enti legittimati a stipulare la convenzione
sono l'assessorato regionale BBCCAA e il Comune e non la Provincia
e, tantomeno, l'on. Sgarbi. Inoltre i comuni devono partecipare
alla gestione del sito culturale «con la fornitura di beni
e servizi». Infatti, al punto 7 della convenzione
sono riportati gli oneri a carico del Comune, tra i quali sono
elencati, in coda, "interventi urgenti di manutenzione del
monumento" e un generico "beni e servizi" per il
funzionamento dell'Alto Commissariato".
Per i primi, va rilevato che essi sono e devono essere esclusiva
competenza, e carico finanziario, dell'amministrazione regionale
dei beni culturali alla quale l'ente locale non può né
deve sostituirsi, per i secondi, mi sembra che l'Alto Commissariato
venga, non credo legittimamente, equiparato al sito culturale.
Poiché il sito monumentale è, dal punto di vista
amministrativo e gestionale, un "Museo regionale" con
tanto di personale (oltre 25 persone) e strutture (gli uffici
di piazza Garibaldi), è evidente che ogni fornitura di
beni e servizi, come gli altri elencati nella convenzione, andrebbe
erogata, semmai, al sito in sè e alla sua amministrazione
che è e rimane il Museo regionale.
Altrimenti bisognerebbe spiegare alla Corte dei Conti come si
pagano due strutture - di cui una istituita per legge e una istituita
con un dubbio decreto assessoriale - per fare le medesime cose
e gestire i medesimi beni.
Altro aspetto da esaminare è il fatto che si finanzia l'Alto Commissariato con somme provenienti dal POR (Asse 2 e PIT). Dubito che si possa destinare somme, peraltro già fissate nel 9,5%, che non fossero già previste nelle schede e nei preliminari approvati e in ogni caso tali somme, se sono destinate al funzionamento dell'Alto Commissariato, non riguardano direttamente le infrastrutture che la UE sta finanziando e, quindi, non possono essere spese come prevede la convenzione; se servono a pagare i progettisti, si potrebbero di fatto configurare come un aggiramento della legge sui LLPP che prevede procedure concorsuali di evidenza pubblica per l'assegnazione di incarichi di così ingenti importi.
Se questi aspetti, ed altri che non cito per brevità, dovessero essere posti a base del chiarimento che oggi è indispensabile tra tutti gli enti coinvolti, ma soprattutto tra Comune e Assessorato (e sembra che sindaco e assessore regionale abbiano buoni rapporti, il che è certo utile) allora si potrà rapidamente andare alla stipula di una convenzione conforme alla legge che sia utile per la Villa e per il Comune. E l'alto commissario? Se proprio l'Assessore ci tiene, potrà nominarlo consulente quale insigne storico dell'arte, anche se nella sua scheda personale alla camera dei deputati (http://www.camera.it/), la professione dichiarata non è questa, ma "polemista". Ma va?
Carmelo Nigrelli
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SGARBI Vittorio Laurea in filosofia; polemista Eletto con il sistema proporzionale nella circoscrizione
VII (VENETO 1) Proclamato il 26 maggio 2001 Già deputato nelle legislature XI, XII, XIII Iscritto al gruppo parlamentare: FORZA ITALIA dal 5 giugno 2001 Componente degli organi
parlamentari: |