piazzaGrande

POST-IT [17] del 13.11.2004

La compagnia di giro e il reality show
di Carmelo Nigrelli

«La situazione è grave, ma non è seria», avrebbe commentato Ennio Flaiano. Mi riferisco alla questione della copertura della Villa romana che dal luglio scorso sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica, facendo dimenticare il vero problema che è quello del degrado dei pavimenti mosaicati.

E il commento sarebbe stato del tutto logico se si ricostruisce la vicenda dipanatasi in questi cinque mesi e il ruolo svolto da alcuni primi attori, da alcuni coprotagonisti e da molte comparse.

Il primo attore affermò deciso a luglio «Occorre ridare innanzitutto decoro alla Villa Imperiale togliendo quella orribile ferraglia che regge la copertura, con l'obiettivo di creare un allestimento ligneo che regga il confronto almeno con il Museo del Bardo (Tunisia)».
Qualche settimana dopo, però, rivedeva la sua posizione e, sulla base delle sue direttive, i suoi tecnici di fiducia anticipavano la presentazione di un progetto basato su un'«idea innovativa per la nuova copertura della Villa Romana: una immensa cupola che coprirebbe totalmente la Villa Romana (si pensa ad un raggio di 80 metri e con altezza dal suolo di circa 40 metri)» (La Sicilia del 9 settembre).
Passavano ancora alcune settimane e il prim'attore con una piroetta sceglie «una copertura, costituita da leggerissime strutture d'acciaio, chiuse da sottili pannelli continui in alluminio, trattati con intonaco che permetterà di ottenere la giusta grana e il colore più adatto» (La Sicilia del 30 settembre) indicata come la soluzione «che possiede tutte le caratteristiche necessarie ad assicurare la migliore conservazione possibile e la più godibile lettura del monumento, come quello più idoneo alla necessità del sito» (La Sicilia del 2 ottobre), lasciando di stucco i comprimari politici e tecnici.
E, infine, dopo meno di un mese, incassata la bocciatura del pr
ogetto presentato alla Soprintendenza di Enna, torna alla carica affermando che il progetto della cupola «rispetta integralmente le linee-guida da me emanate» (comunicato stampa del 3 novembre) e lo trasmette alla Soprintendenza esaltandone «la severa impostazione filologica che ha guidato la progettazione [e] il rigore delle argomentazioni che hanno condotto alle scelte progettuali conclusive».
Cambiare idea è sintomo di intelligenza, ma quando è troppo è troppo!

Ma c'è di più.

Il prim'attore non è in possesso di un contratto valido: l'agente che lo aveva scritturato gli aveva mollato un contratto illegittimo. «La convenzione stipulata il 18 agosto da Granata, cinque giorni dopo il rimpasto di giunta, è illegittima e non ha alcun valore e così l'assegnazione al suo ufficio del 9,5 per cento dei 25 milioni di fondi a disposizione della Villa. Sgarbi va considerato un consulente (lo avevamo già detto nel post-it 13, ndr) dell'ex assessore ai Beni culturali che, in quanto tale, è decaduto dall'incarico» ha affermato l'assessore Pagano (la Repubblica del 12 novembre). E Cuffaro? Si chiede il giornalista di Repubblica. «si è detto contrario ad una leggina ad hoc per istituire l'Alto Commissariato, che dunque viene meno.» O meglio, è come se non fosse mai esistito.

E che valore hanno dunque tutte le disposizioni che il prim'attore aveva dato alla compagnia? Bella domanda. E tutti coloro che dileggiavano chi ha sempre sostenuto che l'incarico e la convenzione erano un "pacco", non hanno niente da dire?

Il commento di Flaiano appare ancora più calzante se si osserva il comportamento dei comprimari.
Che dire, per esempio, di chi, sempre accompagnato dalle amorevoli cure dei corrispondenti locali, arriva, poi va via offeso (La Sicilia del 27 agosto) e poi ritorna come "salvatore" (La Sicilia del 5 settembre) e poi va via nuovamente deluso (La Sicilia del 24 ottobre), con gli occhi gonfi di lacrime, e poi torna ancora una volta («sotto la cenere cova ancora il fuoco lento della sorpresa, che all'improvviso potrebbe ravvivarsi» ci avverte La Sicilia del 4 novembre) e di questo suo andare e venire tiene sempre informata l'opinione pubblica: è un reality show senza televisione, un grande fratello (guarda caso) artigianale, ma avvincente come la prima edizione con Marina e Taricone.

E ancora i trombettieri dello zar, o meglio le veline, i detentori del quarto potere, quello dell'informazione, alcuni dei quali, che corrispondono con quotidiani importanti o con siti molto meno importanti, per i loro pezzi usano la lingua italiana come un idioma straniero malconosciuto e, per questo, non possono essere biasimati se non riescono a capire molte delle cose espresse in italiano corretto. Ed altri che si presentano affermando che «vogliamo raccontare i fatti. Vogliamo farlo con lo spirito di chi cerca di fotografare la realtà senza pregiudizi, senza aggiungere o togliere niente [...] Il nostro giornale riporterà sempre i fatti, senza suggerimenti e senza restrizioni.» e poi scrivono cose del tipo «...contemporaneamente inizia una campagna denigratoria sul progetto Bellino-Trizzino da parte di una associazione locale che raccoglie firme di insegnanti universitari del settore ed aspiranti tali che, senza conoscere alcun particolare del progetto, senza mai averne visto una copia e, in alcuni casi, senza aver mai visto la Villa Romana si schierano contro la cupola....», suscitando l'ilarità di tutti i lettori accorti e riuscendo a raccontare quattro bugie in due righe.

E infine le comparse, i figuranti: quella piccola, ma combattiva truppa di opinion makers d'accatto che passano le loro giornate nei caffè o innalzando lo struscio a filosofia di vita e, mentre passeggiano o sorseggiano, parlano e parlano e parlano spesso di cose che non conoscono o non capiscono ed esprimono giudizi e diffondono maldicenze, tanto per ammazzare la noia.

La situazione non è seria, dunque, ma è grave anche se ci conforta la notizia comparsa ieri secondo la quale l'assessore Pagano (ancora una volta sono costretto a ringraziare un politico di una parte che non mi piace, ma lo faccio con piacere) ha mantenuto ferma la linea del concorso internazionale per la copertura, che appare l'unica sensata se si è deciso di non dare seguito al progetto del Centro regionale per il restauro.
Questa notizia ci dà l'impressione che il tempo stia finalmente volgendo al bello per la Villa, eppure i nuvoloni si addensano ancora sul patrimonio dell'umanità.
Sembra, infatti, che siano stati ricoperti tutti gli scavi realizzati negli ultimi mesi nelle adiacenze della Villa perché sarebbero solo di epoca medievale, mentre gli archeologi lo riterrebbero uno dei più importanti siti medievali in Sicilia, senza dire che potrebbero venire conferme definitive delle tesi sulla ubicazione di Piazza prima della ricostruzione normanna. È vero? E se è vero, perché questa scelta? Certo non è dettata dall'impossibilità della custodia dal momento che l'area è adiacente alla Villa, dunque già controllata.
E poi ci sono le gravissime affermazioni dell'assessore Granata secondo il quale attorno alla Villa c'è «una illegalità diffusa perché parte dello sbigliettamento non viene contabilizzato» (La Sicilia del 12 novembre) e «la gestione della Villa in questi anni è stata pessima, trasformata in un 'coacervo di malaffare'» che certamente avranno già messo in movimento la magistratura di Enna o di Palermo.
Certo, Pagano si chiede, e noi con lui «come fa Granata a gettare tanto discredito sulla gestione della Villa, se è stato lui l'assessore in questi anni?».
Per tutto questo i piazzesi, spettatori di uno spettacolo di dubbio gusto, ma che hanno il dovere di tutelare questo monumento per conto dell'intera umanità, non devono abbassare la guardia. Fino alla fine.

Carmelo Nigrelli