| piazzaGrande |
POST-IT [20] del 18.12.2004 |
| Legge Sgarbi. Alcune riflessioni di Carmelo Nigrelli |
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Come è stato anticipato
da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi, la questione dello
scontro tra l'assessore regionale dei BBCCAA e l'on. Sgarbi su
chi avesse titolo a assumere decisioni relative al monumento romano,
è stata presa in mano dal Presidente della regione e risolta
con l'inserimento di un articoletto nella legge finanziaria regionale
attraverso il quale si autorizza la giunta regionale a nominare
un Alto Commissario che abbia il compito di coordinare tutti gli
interventi da attuare per la tutela e la valorizzazione del monumento
provvedendo «a predisporre, promuovere e coordinare tutti
gli interventi per la conservazione, la tutela e la valorizzazione
della Villa Romana di Piazza Armerina».
Addirittura, ma limitatamente «agli interventi sul sito,
a valere sulla misura 2.01 Azione B del P.O.R. Sicilia
2000-2006», cioè ai 18 milioni di euro stanziati
per il restauro e la copertura, «l'Alto Commissario esercita
tutti poteri di gestione e d' amministrazione del dirigente generale
e del dipartimento Beni Culturali al quale per tale attività
equiparato». Il Commissario resterebbe in carica fino al
completamento degli interventi finanziati nell'ambito del POR,
cioè, al massimo, fino al 2008.
Nell'articolo si legge che il commissario deve essere un «soggetto
esterno particolarmente qualificato nella materia dei beni culturali»
e che il suo compenso, che dovrà essere stabilito nel decreto
di nomina, sarà pagato con le somme provenienti dal 30%
degli incassi dei biglietti della Villa stessa che incasserà
il comune in base alla convenzione (di cui si è molto parlato
negli ultimi mesi) la quale dovrà essere stipulata entro
due mesi.
Per evitare che il comune possa vedere ridotte le somme nella
propria disponibilità, l'articolo prevede che «non
si applica al Comune di Piazza Armerina il limite del 30 percento
dei proventi derivati dalla vendita dei biglietti di accesso».
L'articolo approvato prevede anche quali strutture vengono messe
a disposizione dell'Alto Commissario che si avvarrà di
«uffici della sovrintendenza di Enna nonché degli
altri uffici interessati (cioè della struttura del Museo
regionale della Villa, dove dovrebbe installarsi), anche appartenenti
ad amministrazioni locali (cioè gli uffici del Comune e
della Provincia).
Un articolo di questa portata, inserito com'è ormai d'uso
in Sicilia nella legge finanziaria che da anni si configura come
"legge omnibus", consente di fare alcune riflessioni.
Cominciamo dalla questione specifica.
Fino ad ora l'on. Sgarbi ha potuto parlare più o meno liberamente
di come intendeva affrontare la questione della progettazione
degli interventi sulla villa, rivendicando un ruolo da king maker,
libero dai vincoli delle leggi. Durante il convegno di IN-Arch
Sicilia ha più volte ribadito, facendo riferimento ad analoghi
casi del passato, che voleva la libertà di scegliere direttamente
il progettista cui affidare l'opera.
Poteva farlo, ovviamente, perché non aveva alcun ruolo
ufficiale. Ora, o meglio dopo il decreto di nomina che interverrà
se il Commissario dello Stato riterrà legittima la norma,
egli sarà equiparato al Direttore dell'Assessorato, assumendone
anche le responsabilità gestionali e amministrative, e
dovrà coordinare i funzionari e i dirigenti delle amministrazioni
pubbliche.
Adesso non potrà più prescindere dalle norme vigenti,
per esempio dalla legge sui Lavori pubblici che stabilisce come
si affidano gli incarichi di progettazione e come si affidano
i lavori. Una legge che è regionale, ma che recepisce quella
nazionale che, a sua volta, segue le direttive UE. Non sarà
in alcun modo possibile fare cose diverse da quelle consentite
dalla legge.
Penso, ad esempio, che non potrà affidare direttamente
la progettazione, dato l'importo dei lavori, a un tecnico di sua
scelta e non sarà facile aggirare la norma con altri meccanismi,
come ho già scritto nel post-it precedente.
In questo senso si deve interpretare l'affermazione di Sgarbi
con la quale ha annunciato che :«lavorerò su una
linea progettuale Meli-Canali, con l'Istituto regionale del restauro,
per la copertura della Villa romana del Casale». L'ipotesi
è dunque di integrare nel progetto dell'arch. Meli, alcune
intuizioni dell'arch. Canali individuando una soluzione che potrebbe
non essere lontana da quanto auspicato dai massimi esponenti italiani
del restauro architettonico firmatari dell'appello. Ma, a questo
punto ci si domanda: che motivo c'era di perdere sei mesi per
giungere a questa conclusione?
In secondo luogo (ma si tratta, secondo me, di un ragionamento
puramente teorico, poiché, come dicevo, la soluzione difficilmente
sarà scelta da lui direttamente) non avrà più
alibi circa la tipologia di intervento, se fare la manutenzione
della copertura Minissi (che ha sempre escluso) o una sua reinterpretazione
o la famigerata cupola che egli stesso ha pubblicamente bocciato
al teatro Garibaldi.
Una terza questione locale, ma che ha rilevanza più generale
è quella del Museo regionale della Villa romana, una struttura
tecnico-amministrativa della Regione siciliana, composta da oltre
25 persone, che costa, solo per gli stipendi, qualche centinaia
di migliaia di euro all'anno e che, dopo essere di fatto ignorata
durante questi mesi, verrebbe ormai formalmente scavalcata dall'Alto
commissariato. Non è una questione che riguarda il corretto
uso delle risorse finanziarie pubbliche? La Corte dei Conti non
avrà nulla da dire, nel momento in cui si spenderanno altre
centinaia di migliaia di euro per l'Alto commissariato?
Ci sono poi altre questioni di portata più generale.
Siamo certi, innanzitutto, che un alto commissariato possa disporre
dei fondi POR? Io non ne sono troppo sicuro.
Ma andiamo oltre.
Di fatto il Governo regionale ha imposto anche alla sua maggioranza
recalcitrante (come dimostra il fatto che una ventina di deputati
di centro destra ha votato contro) una norma che porta con sé
lo smantellamento dell'amministrazione dei beni culturali in Sicilia,
come ha denunciato l'on. Tumino (la Sicilia del 18 dicembre)
Io, se fossi il sindaco di Siracusa o di Agrigento, chiederei
subito a Cuffaro di istituire un alto commissario a me gradito
per la neapolis o per la Valle dei templi. Nel giro di qualche
mese ci potrebbero essere sei, sette o dieci alti commissari,
equiparati al direttore (il quale non dirigerebbe più quasi
nulla), con costi esorbitanti.
Io credo che il centro sinistra a livello regionale, nella sua
interezza, dovrebbe fare di questo aspetto una battaglia politica
campale, ma dubito che ciò avverrà.
Un'altra questione potrebbe essere approfondita circa l'eccesso
di potere che si dà al commissario rispetto ai compiti
degli enti locali, provincia, ma soprattutto, comune, i quali
sono tutelati a livello costituzionale.
A parte il caso specifico di Piazza, dove sia l'amministrazione
comunale che quella provinciale sono consenzienti, cosa succederebbe
se uno degli enti locali fosse in dissenso rispetto a una tale
eccentrica impostazione?
Infine, per il momento, la questione del 30% di fondi provenienti
dai biglietti e di competenza del Comune. La convenzione che dovrà
stabilire come potranno essere spesi dovrà certamente essere
approvata dal Consiglio comunale che si è già espresso
sulla questione. La legge dice che il limite del 30% sarà
innalzato, fino al 2008, per pagare il commissario.
Allora occorrerà innanzitutto capire quanto costerà
questa figura e tale somma non potrà che essere aggiuntiva
rispetto al 30% come dovrà essere aggiuntiva ogni altra
spesa che riguarderà, in qualunque modo, l'ufficio del
commissario che essendo una struttura regionale, non potrà
gravare sui fondi comunali, come ha correttamente affermato l'on.
Crisafulli (la Sicilia del 18 dicembre). Per lo stesso motivo,
il 30% non potrà essere nella disponibilità del
commissario, ma del comune (che, ricordiamo, ha un consiglio comunale
che non concorda con il sindaco, a riguardo) e che l'uso di tali
somme sarà stabilito proprio nella convenzione.
Come si vede l'approvazione dell'articolo di legge pone una notevole
quantità di questioni che potrebbero addirittura renderlo
inefficace, aumentando il rischio della perdita dei finanziamenti.