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POST-IT [28] del 29.04.2005

Villa romana. Momenti cruciali
di Carmelo Nigrelli

Negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito e la polemica attorno alla Villa romana del Casale e alle modalità di utilizzazione dei 18 milioni di euro (e rotti) ad essa destinati.

In sintesi: nella seduta del Consiglio comunale del 23 aprile scorso, l'Alto commissario ha affermato che «la soluzione individuata da Trizzino è l'unica che ha un'approvazione della Soprintendenza e quasi pronta per essere appaltata. Secondo il critico le altre soluzioni architettoniche, compresa quella di Canali, che è stata bocciata dalla Soprintendenza di Enna, si sono sfaldate strada facendo.» (la Sicilia del 24 aprile). Contemporaneamente ha, però, affermato di non condividere questa soluzione progettuale.
Peraltro egli ha ipotizzato, in quella sede, che 5 dei 18 milioni possano essere destinati al restauro dei mosaici (secondo le indicazioni date dal consulente di Sgarbi, padre Piccirillo i costi necessari per restaurare l'intera pavimentazione sarebbero compresi tra 15 e 18 milioni di euro) ai quali andrebbero aggiunti altri 4 o 5 milioni già promessi dall'assessore regionale, una parte consistente del 30% relativo agli introiti sui biglietti per un certo numero di anni e altre somme diversamente recuperabili.

In una successiva intervista Sgarbi ha anche chiarito, che, nonostante la sua contrarietà alla cupola, essa «è l'unico progetto che c'è ed è l'unico che non mi piace. Potrebbe essere scelto solo se è l'unica soluzione che ci permette di non perdere il finanziamento» (la Sicilia del 26 aprile) aprendo ben più di uno spiraglio ad una soluzione diversa che, secondo le sue indicazione, dovrebbe «reinterpretare Minissi con materiali e tecnologie d'avanguardia».
«Il problema - ha poi aggiunto - è che il progetto di Canali, che è un Minissi rivisitato ed è la soluzione da me prospettata, è stato bocciato dal soprintendente Scuto che non vuole altro che la cupola. Ma - continua Sgarbi - la bocciatura di Canali non vale, perché le cose fatte prima della mia nomina non hanno una validità sostanziale. Sono state un esercizio e ci serviranno per trovare le soluzioni migliori da questo momento in poi».

Sulla base di questa apertura, un incontro tra l'Alto commissario e alcuni esponenti del Comitato cittadino per la salvaguardia della Villa avrebbe individuato un possibile percorso finalizzato a: «1) l'intervento prioritario sui pavimenti musivi, impiegando la maggior parte dei fondi e una cospicua forza lavoro; 2) riparazioni sull'attuale copertura eliminando le infiltrazioni d'acqua piovana e migliorare l'areazione interna; 3) un cantiere pilota per la copertura della Basilica nel quale verificare sperimentalmente con il coinvolgimento della comunità scientifica» (la Sicilia del 27 aprile).»

Immediata la replica del Soprintendente Scuto che, una volta di più o una volta di troppo, ha affermato: «Il progetto Canali confligge con le linee guida indicate ed esplicitate dall'on. Sgarbi al Sovrintendente di Enna, peraltro da quest'ultimo condivise ed attese [] Ieri come oggi rimane il progetto della cupola che piace a molti, sembra la soluzione più logica e ovvia» (la Sicilia del 27 aprile).

Siamo, quindi, al paradosso che l'arch. Scuto dice a Sgarbi quello che Sgarbi deve volere.

Le questioni, tuttavia, sono altre.

Non è vero che l'unica approvazione esistente è quella della cupola perché il soprintendente trasmise il progetto dell'architetto Trizzino alla Regione che glielo restituì affermando che non era ricevibile. Ne segue che anche quello di Canali, che era stato bocciato dalla Soprintendenza, era irricevibile. Entrambi, dunque, per l'amministrazione regionale non esistono.
Chi, dunque, fornisce all'alto commissario informazioni sbagliate sugli iter amministrativi? E perché?
Ma c'è di più. Sgarbi può dare incarichi solo dal 31 marzo e può affidarli, dati i tempi, solo a tecnici interni all'amministrazione dei Beni culturali. Ad essi darà indicazioni sul da farsi e finora, dovendo riflettere sull'intera questione, non l'ha fatto
A chi darà l'incarico? Potrà mai dare formalmente l'incarico di progettare la cupola, quando tutti sanno che il progetto è stato fatto in uno studio privato e il funzionario regionale dovrebbe solo mettere la firma? E sarebbe un'azione legittima e trasparente?

Le domande non sono finite.

Se la regione ha deciso di istituire un alto commissariato per affidargli la complessa problematica della Villa romana, di fronte a una contrapposizione così evidente tra lo stesso Alto commissario e il soprintendente, cosa si fa? si lascia il soprintendente imporre la sua idea (e quindi si delegittima la scelta di istituire l'alto commissariato) o si creano le condizioni perché l'alto commissario possa operare con scienza e coscienza, senza dovere "subire" le volontà di un altro funzionario? Forse aveva proprio ragione il critico ferrarese quando, nel luglio 2004, affermava: «non intendo combattere con un soprintendente come quello di Enna, Salvatore Scuto, che a Scicli e Ragusa ha operato in senso del tutto contrario al mio pensiero. È chiaro che vorrei a fianco tecnici e amministratori capaci di assicurare un rigore metodologico assoluto, inattaccabile.»