| piazzaGrande |
POST-IT [49] del 17.05.2006 |
| Verso il Partito Democratico di Carmelo Nigrelli |
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La Formula 1. Ecco a cosa dovrebbero
ispirarsi i partiti dell'Ulivo per il processo di costruzione
del Partito democratico.
In formula 1 le qualifiche hanno una importanza enorme perché
la partenza ha un'importanza enorme. Riuscire a mettere la macchina
davanti alle altre, riuscire a staccare la frizione esattamente
nell'attimo in cui si accendono le luci del via, riuscire, soprattutto
a scegliere la traiettoria che porta alla prima curva, sono spesso
le garanzie della vittoria finale.
Ecco, indovinare la partenza consente di scegliere la traiettoria
giusta.
Dico questo perché mi pare che qualche segnale in queste
fasi di preparazione alla partenza non inciti all'ottimismo.
Le qualifiche sono andate benissimo. La lista unitaria alle elezioni
europee ha avuto un lusinghiero risultato e lo stesso è
avvenuto nelle elezioni regionali e alla Camera. Al parlamento
ci sono ormai i gruppi unici. Ma soprattutto le primarie per la
scelta del candidato premier e quelle per la scelta di altri candidati
(Nichi Vendola in Puglia e Rita Borsellino in Sicilia) hanno mostrato
che si può tornare a mobilitare grandi masse di cittadini
che vanno ben oltre quelle dei militanti di partito.
Anzi forse proprio quest'ultimo successo, inaspettato nelle dimensioni,
ha rappresentato e rappresenta una preoccupazione per gli apparati
di ciascun partito che vi convergerà, preoccupati più
che di fare nascere il nuovo partito democratico, di controllarlo
a scapito degli altri apparati e dei cittadini "sfusi".
Quello che occorre è un vero percorso libero dai condizionamenti
dei pacchetti di tessere, delle correnti, del riconoscimento dei
rapporti di forza tra Ds e Margherita nella ripartizione delle
rappresentanze
Invece si scorgono segnali diversi
sia a livello nazionale che a livello locale.
Che motivo c'era che Rutelli insistesse per avere la carica di
vice premier e costringesse anche i ds, che erano contrari, a
esprimere un secondo vice premier se tra qualche mese Prodi, Rutelli
e D'Alema saranno nello stesso partito?
Vuol dire che a Roma come a Palermo, a Enna come a Piazza il nuovo
partito democratico nascerà solo come fusione delle correnti
di Margherita e Ds e che i segretari e i capigruppo e i dirigenti
saranno scelti con il rigoroso rispetto delle proporzioni tra
esse? E che fine farebbe il popolo delle primarie che, almeno
dall'inizio degli anni Novanta aspetta il partito democratico
(ne parlarono per primi Veltroni e Occhetto, credo)?
È a questo che allude Ranieri Ferrara, capogruppo dei Ds
nel Consiglio comunale di Piazza Armerina quando, come direttore
di Report, scrive che il passaggio del consigliere Angelo Trebastoni
dall'UDC alla Margherita serve «a fortificare il progetto
del partito del segretario Elio Galvagno di contendere la leadership
provinciale ai Democratici di Sinistra di Salvatore Termine, in
prospettiva del partito Democratico»?
Su questa strada non credo che
si possa andare molto avanti e si rischia un'emorragia di consensi
verso il centro (UDC) e verso un eventuale partito unitario della
Sinistra europea dall'altra parte.
È comprensibile che Ds e Dl vogliano una congrua visibilità
nella fase congressuale del partito democratico, ma se non l'avranno
soprattutto coloro che possono essere riconosciuti dal popolo
delle primarie come non-Ds e non-Dl, ma democratici tout-court,
questo tentativo sarà un altro, forse definitivo aborto.
E l'Italia non può permetterselo.
Carmelo
Nigrelli