| piazzaGrande |
POST-IT [86] del 16.12.2007 |
| La Madonna in Trono e un'amministrazione inadeguata di Carmelo Nigrelli |
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Il risalto con il quale è collocato nell'ambito della mostra Musica picta organizzata dall'Assessorato regionale BBCCAA presso la chiesa di S. Lucia alla Badia in piazza Duomo a Ortigia, il bell'affresco proveniente dalla chiesa di S. Maria di Gesù a Piazza, intitolato Madonna col Bambino in trono e attribuito da Katja Guida al Maestro del Polittico di San Martino (cfr. la scheda), oltre che confermare l'importanza dell'opera nel quadro della pittura siciliana del tardo Medioevo, pone indirettamente un problema tutto locale.
Un problema che riguarda il patrimonio culturale di Piazza in maniera indiretta, ma decisiva: l'inadeguatezza della classe politica che attualmente regge le sorti della città di fronte possibili traiettorie di sviluppo della comunità cittadina.
Non c'è dubbio - e tutti lo confermano, esperti e non - che l'unica vera risorsa che Piazza possa utilizzare per invertire la pericolosa china che la spinge vieppiù verso il declino è costituita dal patrimonio culturale, insieme di beni culturali e ambientali, di cui il suo territorio è assai ricco. Non c'è dubbio, allo stesso tempo, che uno sviluppo sostenibile basato su tale risorsa è quanto di più difficile si possa costruire per almeno tre motivi: oggi in Italia e in Sicilia in particolare, centinaia o migliaia di comunità hanno individuato lo stesso percorso e c'è, dunque, una fortissima concorrenza; l'industria turistica, che utilizza il patrimonio come risorsa, per funzionare bene deve bandire l'improvvisazione e deve essere organizzata in maniera del tutto "scientifica"; per valorizzare il patrimonio bisogna conoscerlo e apprezzarlo, indipendentemente dal suo valore economico.
Ciò vuol dire che un'élite che volesse gestire un processo di tal genere in una realtà come Piazza dovrebbe essere culturalmente assai solida, capace di grande spirito di organizzazione, capace di confrontarsi con un panorama internazionale, ricca di spirito imprenditoriale finalizzato al bene pubblico. Caratteristiche non solo non presenti nell'attuale compagine amministrativa, ma, addirittura, implicitamente rifiutate da personalità che si crogiolano nel loro provincialismo.
Non c'è dubbio che si
deve all'attuale amministrazione l'asportazione dell'affresco
e il suo restauro (anche se la Soprintendenza di Enna aveva già
preso in esame l'ipotesi un paio d'anni prima) e che esso ne rappresenta
il principale merito (l'unico?) del triennio trascorso. Ma appare
altrettanto evidente che essa non è in grado neppure di
pensare il modello di sviluppo che utilizzi la Madonna in Trono,
insieme al resto del patrimonio, per costruire ricchezza. Ne è
un esempio il dilettantismo con il quale sono state affrontate
tutte le questioni che riguardano i beni culturali e ambientali.
Dalla Villa romana del Casale, al centro storico, dalle opere
d'arte mobili al patrimonio architettonico, le azioni dell'amministrazione
sono state quanto meno maldestre e hanno rischiato di arrecare
danni irreparabili ai "gioielli di famiglia". I ritardi
innescati nella fase di progetto del restauro dei mosaici con
il sostegno all'ipotesi della cupola hanno rischiato di fare perdere
il finanziamento; la modifica del progetto per la sistemazione
delle aree esterne si è rivelata sbagliata per la localizzazione
e per la filosofia, come molti avevano previsto. E ancora: gli
interventi strategici in centro storico sono stati fortemente
ritardati (il progetto "I luoghi della cultura" è
stato a lungo bloccato dall'azione di sindaco e assessore che
ne volevano cancellare una parte) e non hanno avuto seguito (il
secondo programma di riqualificazione, invece che concentrarsi
sull'acropoli cittadina, si è spostato sul Borgo e riguarda
prevalentemente pavimentazioni).
Per non parlare di una politica turistica che non meriterebbe
neppure di essere chiamata con questo nome.
Ecco perché la mostra di Siracusa pone un problema.
Ecco perché la sfiducia
che sarà discussa giorno 21 dovrebbe, nell'interesse della
città, condurre all'azzeramento di una classe dirigente
dilettantistica, incolta, in una parola, inadeguata.